1.

Avevamo poco tempo, sopraffatti

dall’urgenza: demolire, rifondare,

sulla scorta delle penne al pomodoro

sul pianoro di linoleum del bar.

Gli imbarazzi da gestire nello specchio

alle tue spalle, superarli e poi la gente

che al bancone cura l’ego col caffè.

— Che ne dici, esorbitiamo?

La Soluzione

E’ il percorso a fare tutto. Non fa altro

che forzarti a fare scelte, calcolando

tutti i rischi e i benefici. Poi ti svela

che di fatto non c’è uscita,

non avrai La Soluzione.

Resta poco, darsi pena

come il topo vive e trema

nell’istante che intercorre

tra il sapore del formaggio

e lo schianto della molla.

Della nostra situazione politica. Riflessioni.

Funziona semplicemente così: più uno Stato spreca soldi, più ci saranno cittadini che in qualche modo beneficiano di questo spreco. Questi profittatori del sistema sono terrorizzati dall’eventualità che lo Stato inizi a funzionare bene, perché perderebbero i loro vantaggi.

Quando ci sono elezioni, i profittatori del sistema ovviamente votano convintamente i partiti che più probabilmente manterranno e/o aumenteranno la situazione di inefficienza, corruzione e spreco.
Sia chiaro: questi “banditi” non sono la maggioranza, eppure – essendo molto preoccupati dall’eventualità di perdere privilegi rubati – durante la campagna elettorale saranno estremamente attivi, lavoreranno al massimo per portare consenso alla loro parte (spesso anche investendo denari), e molto spesso con grande successo.

Ecco che gli interessi di una minoranza, molto attiva e agguerrita, alla fine portano una bella quantità di persone (sono gli sprovveduti che ci cascano e gli aspiranti profittatori a loro volta) , a sostenere quegli interessi, trasformandoli così negli interessi della maggioranza.
Conclusione: alle elezioni vincono i partiti che preserveranno la tradizione di inefficienza e spreco.

Come se ne esce? Semplice: la restante percentuale di popolazione (gli onesti, le persone per bene che lavorano e pagano le tasse) devono diventare attivi e agguerriti in politica almeno come e quanto lo sono i profittatori del sistema.
Hanno un vantaggio: sono più intelligenti, e poi sono sinceri, quindi hanno un vantaggio non da poco nel convincere gli sprovveduti.

Mancano i candidati onesti e capaci? Non c’è altro modo: gli onesti e capaci devono candidarsi.
Mancano partiti che li mettano in lista? Le persone per bene devono formare partiti che li rappresentino ed essere partecipi e attivi all’interno di questi. Faticoso? Certo. E’ la democrazia, bellezza.

Certe cose che ho vissuto (veramente)

C’era nebbia, un sogno vago,
una sorta di miraggio all’orizzonte.
L’illusione di trovarmi nei paraggi
dell’ignoto, come il sole sulla neve
che la uccide e intanto è bello.
In un gioco confidente con la morte
trasmutavo nello spettro di me stesso.

[Tutto allora vira in pietra,
con il corpo che ti avverte
ben di rado, e solo a stento.]

Qualche volta si scorgeva un’eleganza decadente. 

Al Diavolo la modestia!

Proprio oggi dicevamo:

“Quanto è odiosa la modestia

quando è falsa!” Ci ripenso.

Non è stato sempre male

ciò che ho fatto. Lo capisco

certi giorni, in precise situazioni:

vedo l’angolo dell’occhio

che mi guarda, sento il caldo

della voce, della spalla

che si appoggia, mi conforta

la bellezza. Mi sorprendo.

Sento cose

così belle e mi ripeto

che non è solo fortuna:

buona parte della sorte è meritata. 

Dirsi vivi

Dirsi vivi, a ben guardare, 

ci richiede un bel coraggio. 

Affermarlo con certezza, dico,

con recisa convinzione.

Hai detto niente! Proprio ieri

le ho provate certe pose nello specchio 

che nemmeno fossi un altro. 

Ecco, il tempo mi teneva 

come ostaggio di una tregua,

come un cencio che ha lasciato

gli altri stesi sul terrazzo

quindi giace sull’asfalto e si dimena 

(nel pensiero, chiaramente)

perché gambe non ne ha,

né qualcosa che si possa definire 

come arto. Può bramare solo un colpo 

di fortuna ed è per questo 

che rifugge dal pensiero:

l’obiettivo è conservarlo inaspettato.

Nasce ancora

Come è bello il sentimento quando nasce

e si fa strada sulle labbra, sulle guance

come un fremito di sguardi che s’incontrano 

distratti, così vividi gli istanti

che gli amanti li vorrebbero salvare. 

Fermo-immagine perfetti: 

fotogrammi naturali.

Torni indietro, li riguardi. 

Citologia Domestica

C’è un fattore esponenziale

di incombenze, che è una bocca

mangia-tempo: si nasconde

tra i cuscini del divano, nella tasca

di una giacca, poi s’incava

tra le rughe della fronte,

nella piega delle labbra…

L’affluente di quest’ansia

siamo noi. Ma che fatica.

Tutti parlano d’amore

Tutti parlano d’Amore,

se ne gonfiano la bocca,

fanno lettere, romanzi…

(Di recente anche vocali di Whatsapp).

Tutti insieme si affastellano

sulla linea di montaggio 

che ne forgia un simulacro.

C’è un feticcio, una collina, 

dove sorge come luogo 

di preghiera, pellegrini 

in passi alpini e sulle piste

nel deserto della voce

che faticano a carpire.

Noi crediamo di conoscerlo: 

ignoriamo. 

(Siamo bravi a immaginare, 

non sappiamo fare altro).

Io l’ho visto qui una sera:

ci scaldava come fuoco

e sorrideva.

Qualche volta un sentimento

Qualche volta un sentimento

come avessi sulle spalle tutto il peso

della Storia. Tutti i visi delle madri

sopra ai figli, con il solco delle lacrime

dopo il freddo di una spada,

di una palla di cannone come il tuono,

all’improvviso. Poi l’escomio, la Spagnola,

pane duro, questa fetta polenta…

E questa cena, che si dorme

con i crampi della fame giù nel ventre,

con le braccia violentate dalla zappa

e il troppo sole.

E un bagaglio di emigrante,

scarpe rotte, riparate troppe volte.

Mando un bacio alla mia bella

messo in cella da innocente,

scrivo lettere a matita

che si perdono nel vento.

Tengo tutto sulla schiena:

Vita e Morte, risa e pianto,

poi l’Amore.