La poesia

Non è vero che si cela
tutta questa poesia,
si dimostra in forma esplicita,
evidente. Per esempio
nelle gambe di una donna che cammina
scollegate dal contesto, nelle risa
dei bambini che risuonano
al campetto,
nei colori delle auto nel parcheggio
che compongono un astratto,
nel dibattersi di un cane
che scodinzola, che implora.
Chiede poco, una carezza.

Stand by

Sono ancora queste strade,
sempre quelle,
sempre questi marciapiedi
coi tombini, asfalto nero,
grigio porfido, serizzo
nel prospetto raggelato dei palazzi.
Resto sempre mendicante in luoghi visti
mille volte, passo, spingo
il mio carrello. Dentro: un cuore.
Fermo, placido, in stand by.

Cristina

Cristina aveva preso un treno
per il mare, a Porta Nuova.
La fermata: puro caso. Ricopriva
la panchina con la schiena,
con i fiori bianchi e rosa del vestito.
Noi sperduti ragazzini lì a guardare,
mendicando la risposta.
Lei che dice: “Sono stanca”,
che si sdraia. Qui si sprecano
le ipotesi, tutti a fare congetture.
Ma era vero che era stanca
l’ho capito solo adesso.
Solo adesso avverto quanto.

Impronte

Forse darsi questa pena non ha senso
mentre capita di leggere una donna molto saggia
che ti spiega che di buono c’è l’infanzia e la seniltà
e tutto il resto in mezzo è un gran casino.
Così pensi: non ha mica tutti i torti, mentre corri
come un treno verso l’ultimo disastro.
Poi ricordi quella volta da bambino
lì seduto ad osservare la tua impronta della mano
sulla sabbia, con il mare che si infrange.
Due secondi e fa risacca, porta via.

Angoli

Così si tengono le cose,

come piccole, meschine. Troppe vele

fanno prato ammainate, la postura

si trasforma in complessione:

per ciascuno il suo recanto*

di gomitoli di feltro e poco altro

nella marcia di un esercito di vinti

che non hanno combattuto.

Tutto intorno incede spento,

manieroso, laterale.

——

*Angolo (in dialetto ligure, e in portoghese)

L'incidente quotidiano

Con la sveglia del telefono

al mattino

tutto parte: entra in moto la spirale.

Tu mi dici: non ho tempo. (Certo, penso:

non ne ho nemmeno io).

Panorami desolanti mentre guido,

questa radio che borbotta

gli andamenti delle borse.

Tutti molto preoccupati

per le scarse trimestrali delle aziende.

Banche crollano, ma i piumini

di Moncler vanno alla grande.

(anche oggi fanno un bel piuduepercento)

E ogni tanto un pesce sano

salta fuori dalla vasca.

Cade a terra, annaspa, muore.

Circus

Coniglio ha reso l’anima al cappello,

Mattatore pompa l’enfasi

cerchia l’aria con le mani, sbraccia.

Majorettes, majorettes come piovesse,

calze a rete un po’ strappate,

certi sandali sbilenchi.

Pubblico che esonda, soddisfatto

dà di gomito al vicino.

Un bivacco di manipoli,

di scemi.