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Grumi – Racconto breve

Grumi

(Scritto nel dicembre del 2011)

A quarant’anni ero una donna di successo. Il mio lavoro di copywriter per una famosa agenzia pubblicitaria milanese mi dava enormi soddisfazioni. Ormai ero il vero punto di riferimento dell’azienda: decine di persone pendevano letteralmente dalle mie labbra.
Ero bellissima, spigliata, fascinosa e carica di adrenalina. Percepivo la realtà come una massa informe da plasmare a mio piacimento: ogni desiderio, ogni aspirazione era alla portata, e ne gustavo il sapore con largo anticipo. Stavo cavalcando la tigre, e mi piaceva da morire. Continua a leggere

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Cronache dalla fine del mondo /3 – Lo sguardo del mago

Lo stronzo astioso arrivò davanti alla pizzeria e fermò la macchina di punta, dritta contro la porta d’ingresso. Guardando dritto avanti a sè, come in una trance scaturita dall’odio, fece rombare tre volte il motore. Poi fece scendere la moglie, o compagna che fosse.
Lo stronzo fece una rapida retromarcia, poi una manovra, poi un’altra manovra, e ripartì a razzo, circumnavigando la pizzeria. Si ritrovò di nuovo davanti alla porta d’ingresso, ma stavolta messo di fianco. Sgasò ancora. E ancora. Continua a leggere

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Il criptocomunista

Se permettete, mi presento: sono un Comunista bruttissimo e cattivissimo. Mangio tre bambini per pranzo e uno (preferibilmente femminuccia) per cena, perchè voglio stare leggero. Sono convinto assertore dell’abolizione della proprietà privata, anche tramite rivoluzioni proletarie, ma di quelle vere, quelle che mettono i ricchi nelle fosse comuni e morta lì. Sono anche un fan della Ghigliottina, uno strumento di annientamento delle classi privilegiate di cui si è purtroppo smarrito l’uso nel tempo. Come molti comunisti, sono anche un sognatore: immagino una vita in grandi case comuni dove si lavora (poco) e si tromba con chi capita (molto), dividendo tutto in parti uguali. Ho provato anche a pensare di diventare capitalista, e ho scoperto che mi riesce bene: se mi impegno sul lavoro sono capace di fare molti soldi. Il fatto è che arricchirmi a danno degli altri non lo trovo entusiasmante, per niente. Attualmente vivo in incognito: mi impegno a passare inosservato. Annuso l’aria. Non ci sono le condizioni per essere me stesso. Continua a leggere

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Cronache dalla fine del mondo/2 – Il miracolo di Christo

Mentre il Presidente attraversava un quartiere desolato e grigio per imboccare il grande viale alberato che portava al Palazzo del Governo, il sole filtrava a stento attraverso i finestrini scuri, lasciando presagire che i suoi raggi non avrebbero riscaldato più di tanto quella chiara mattina di gennaio.
Il Palazzo del Governo Aziendale era una costruzione nuova, costruita per necessità pratiche piuttosto che per rappresentanza. L’architetto incaricato, l’osannato Otelo Musvidas (nome d’arte), l’aveva immaginato imponente, largo più della sua altezza, l’immagine stessa della stabilità e della permanenza eterna. Era, in pratica, una piramide a gradoni che ricordava vagamente un tempio Incas, schiacciata a terra, ma allo stesso tempo proiettata verso il cielo grazie alle otto altissime guglie di cristallo poste agli angoli, sulle quali svettavano i drappi rossi con banda grigia al centro. Continua a leggere

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Magra consolazione

Meno male che c’è qualcuno che si sente esattamente come mi sento io.

Poiché per me la sua luce è terribile e la sua bellezza immortale mi estenua, dove sto, Italia, è un luogo che ho disimparato ad amare. Cieco tra ciechi mi muovo come le immagini note agli scrittori, e che ormai mi sfiancano: un felino in attesa dell’assalto, proprio o dell’animale avversario; una talpa che rientra con cautela nel terriccio smosso e umido della tana, sporgendo il muso nero e lucido; una blatta inconsapevole che percorre il cono d’ombra proiettato dalla suola di scarpa che grava da sopra, prima dello schiacciamento, del luccichio finale dell’esoderma. Sono un mammifero esausto nella luce terribile italiana.

Da “Italia De Profundis” – di Giuseppe Genna

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Cronache dalla fine del mondo/1

Da tempo ho un’idea fissa: scrivere una raccolta di racconti apocalittici. In pratica una serie di brevi cronache che, partendo da situazioni e avvenimenti immaginari, completamente differenti l’uno dall’altro, abbiano in comune una sola cosa: l’epilogo degli epiloghi, ovvero, la FINE DEL MONDO.

Inizio oggi pubblicando un vecchio racconto di fantascienza, scritto tempo fa. Questo per focalizzare l’atmosfera, poi a breve potrei anche iniziare a scriverne di nuovi e a pubblicarli qui sul blog. (Sempre che l’ignavia e l’indolenza che mi perseguitano non abbiano per l’ennesima volta la meglio sulla mia determinazione, eh.) Continua a leggere

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