Se vuoi

Se vuoi compiacermi, donami del tempo. Se vuoi che io t’ascolti, resta in silenzio.

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La mia opinione differenziata sugli inceneritori

Ma voi che – senz’altro in buona fede – vi ritenete ecologisti e osteggiate gli inceneritori – avete mai seguito il viaggio di 1kg di plastica o carta differenziata, dal punto di raccolta alla effettiva trasformazione in un prodotto di consumo? Se lo aveste fatto vi sareste resi conto che si arriva a bruciare una cosa tipo un litro di gasolio (o di gasolio e carbone combinati) per riciclare un solo kg di rifiuto differenziato. E vi sareste resi conto che questo assurdo processo ha un bilancio energetico assolutamente negativo, con emissioni di c02 e di altri inquinanti nel complesso maggiore di quelle che ha un inceneritore. Il processo comprende trasporti su gomma per diverse centinaia di km, enormi presse da molti kw generati spesso generati col carbone, prodotti chimici sbiancanti altamente inquinanti, caldaie per lo scioglimento, spesso a gasolio o olio denso, trituratori elettici… Insomma, tutto questo dispendio energetico (inquinante) per produrre una materia prima ricilata antieconomica che può essere rivenduta e trasformata in prodotti di consumo (a costo di un altro gravoso dispendio energetico) solo se si finanzia il processo con soldi pubblici (sottratti ad esempio a investimenti per rendere meno inquinanti le centrali di produzione di energia elettrica).
Il bilancio energetico di un inceneritore moderno è invece neutro , se non positivo: si recupera pienamente l’energia inquinante usata per trasportare i RSU dalla città all’inceneritore con l’energia prodotta, mentre i moderni filtri consentono emissioni accettabili (minori nel complesso di quelle generate da tutto il processo di trasporto e trasfomazione del riciclato).

Il problema dell’Italia non è l’impatto degli inceneritori, che sono una soluzione ecologica e razionale (la Germania – che ha una coscienza ecologica ben più radicata della nostra ed è sicuramente una nazione molto pragmatica – ci sono molti inceneritori in funzione): il nostro vero problema è la “marmellata edilizia”, ovvero il fatto che – a seguito della scellerata pratica dei condoni edilizi – ormai ci sono abitazioni private praticamente ovunque. Ne deriva che la costruzione di un normalissimo inceneritore (o termovalorizzatore che dir si voglia) è sempre comunque un fatto politico-sociale eclatante e una fonte di tensione con chi abita nei paraggi dell’area individuata. “Non nel mio cortile” è una pretesa comprensibile da parte dei cittadini. Ma il vero problema è che qui in Italia ormai ovunque è il cortile di qualcuno.

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Nel giorno della memoria

(Scritta tempo fa, nel giorno della memoria, appunto.)

Forse, a ben guardare,
non è l’impeto criminale
di chi porta certe idee:
la colpa è dei gregari,
delle pecore feroci,
dei prati di mandibole aggiogate
alla pigrizia cerebrale e pronte
a delegare ad altri
anche l’onere di pensare.
È su questa gente – sempre –
che occorre vigilare.

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Una gita al palazzo

Ecco il mio modesto contributo a #TifiamoAsteroide. Il Pdf dei 100 racconti della raccolta letale contro il governo Letta è scaricabile aggratis qui:

http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=13891

Il mio racconto è a pagina 219, ma puoi anche leggerlo integralmente qui sotto:

[…] Gli studenti, accompagnati a Palazzo Montecitorio, incontreranno i deputati e assisteranno in diretta alla seduta dell’Assemblea, dalle tribune del pubblico. Gli studenti inoltre saranno ospiti per il pranzo presso il ristorante al sesto piano con vista sul Pantheon. Insomma, una vera full immersion nella vita parlamentare del nostro paese. […]

11 luglio 2013, ore 10:00
Quelli, i miei compagni, fanno casino, non badano a niente. Io invece lo so che non devo leggere in pullman, ogni volta ci casco. Io il viaggio in pullman lo patisco, ci sto male. Mi sono messo a leggere il foglio con il programma della gita, così, tanto per fare. A me di far casino, di cantare lebiondetreccegliocchiazzurrieppoi e cose così non me ne frega. Ci sto male sul pullman, mi prende allo stomaco.
Siamo partiti da Bagnara che faceva ancora buio. Gita a Roma con visita al Parlamento. Fico, ho pensato: ci portano a vedere dove si fottono i soldi grossi. Quelli sì che c’hanno la cazzimma. Noi da Bagnara a Roma ci facciamo la Salerno-Reggio Calabria, e sono cazzi. Così, tanto per passare il tempo, ho già contato sedici tipi di asfalto diversi. E mancano ancora buoni cinquanta
chilometri. Mio zio Carmine ci ha lavorato su questo nastro di asfalti: stava nella Soc.de.sca.li, grossa società edilizia che il padrone vero lo sapevano tutti che era u Zi’ Cescu. Continua a leggere

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A Nerina

M’avesse preso la tisi, Nerina
 al posto del tuo amore
 quel male bianco, faticante
 e non quest’altro rosso sangue
 che mi brucia l’anima e invoca
 in sonno come in veglia
 di farmi ritornare.
 Sai che quando infoca la battaglia
 (alla baionetta, Nerina – tu sapessi –
 siamo come le messi al tempo di falciare!)
 io mi tengo vivo e fuggo il colpo
 mi batto, colpisco e sopravvivo
 e al tempo stesso vorrei farmi
 tomba di ciò che duole in petto
 di questo bene che sento vanamente.
 E non m’illudo, Nerina, non m’illudo!
 ché semmai tornassi vivo, riavuto
 dalle limacciose fosse nere
 potrei trovarti sposa a un altro e forse
 madre di figli non miei.
 E a quell’ora sì, davvero,
 morirei. morirei. morirei.

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Non ho saputo scegliere un titolo

Come se bastasse saperlo fare
esserne edotti, a questa vita
per farla scivolare
sull’olio dei pensieri
tutti bene incatenati, conseguenti
come vanno i tram tedeschi
(ricordo quelli – muti – di Friburgo:
un posto con le fogne a cielo aperto
che pisciano solo acqua di fonte).
Ma forse è molto meglio provarsi il peso
sulla schiena e capire che

tutti i metodi per vivere
non sono altro che modi complicati
di morire.

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