Smarrimenti

Ecco, vedi, che mi viene
questa cosa dentro, la sera
che rode, si rivolta e non concede
quiete?
Forse è per qualcosa che ho
perso da bambino
e non so più dove è finita.
Se mi aiuti chissà che venga
fuori, un giorno, chi può dirlo:
magari sotto il letto.

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Tirano la corda

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Una volta è successo che quelli sopra facevano così, dicevano certe minchiate, e se veniva la siccità o la grandine, dicevano metà grano per me e metà per voi braccianti, ma siccome c’è stata la siccità o la grandine, io mi prendo la mia metà e voi un cazzo, la fame, che tanto siete miserabili e in qualche modo vi arrangerete. E poi è successo che quelli sotto si sono rotti il cazzo, e hanno semplicemente diviso quelli sopra dalle loro teste. Una cosa proprio d’effetto: li mettevano lì su un palco di assi, e madama ghigliottina faceva il resto. Teste cotonate che rotolavano giù, e colli pallidi che sprizzavano sangue rosso, rossissimo , uguale uguale a quello dei poveracci. Una volta è successo, e chissà che un giorno non succeda ancora. Occhio.

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Tropical

(racconto breve)

Mi guardo le unghie. Non lo facevo da molto tempo. Sono nere, veramente luride. Un tempo me ne sarei preoccupato, avrei affrontato la cosa con un profondo senso di vergogna. Oggi mi guardo le unghie e vedo solo unghie nere, nient’altro. Nessuna sensazione. Continua a leggere

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Tecnosolitudine

E in fondo pensare che sia
facile, diritto genetico acquisito, dono
automatico e diversamente niente.
E invece quello che conta è sbandierare
il cuore, e accusare bene il colpo
e il male all’anima, e il coraggio.
Importa proprio adesso
che allettanti scorciatoie rubano
tutto il buono del dolore.

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Se vuoi

Se vuoi compiacermi, donami del tempo. Se vuoi che io t’ascolti, resta in silenzio.

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La mia opinione differenziata sugli inceneritori

Ma voi che – senz’altro in buona fede – vi ritenete ecologisti e osteggiate gli inceneritori – avete mai seguito il viaggio di 1kg di plastica o carta differenziata, dal punto di raccolta alla effettiva trasformazione in un prodotto di consumo? Se lo aveste fatto vi sareste resi conto che si arriva a bruciare una cosa tipo un litro di gasolio (o di gasolio e carbone combinati) per riciclare un solo kg di rifiuto differenziato. E vi sareste resi conto che questo assurdo processo ha un bilancio energetico assolutamente negativo, con emissioni di c02 e di altri inquinanti nel complesso maggiore di quelle che ha un inceneritore. Il processo comprende trasporti su gomma per diverse centinaia di km, enormi presse da molti kw generati spesso generati col carbone, prodotti chimici sbiancanti altamente inquinanti, caldaie per lo scioglimento, spesso a gasolio o olio denso, trituratori elettici… Insomma, tutto questo dispendio energetico (inquinante) per produrre una materia prima ricilata antieconomica che può essere rivenduta e trasformata in prodotti di consumo (a costo di un altro gravoso dispendio energetico) solo se si finanzia il processo con soldi pubblici (sottratti ad esempio a investimenti per rendere meno inquinanti le centrali di produzione di energia elettrica).
Il bilancio energetico di un inceneritore moderno è invece neutro , se non positivo: si recupera pienamente l’energia inquinante usata per trasportare i RSU dalla città all’inceneritore con l’energia prodotta, mentre i moderni filtri consentono emissioni accettabili (minori nel complesso di quelle generate da tutto il processo di trasporto e trasfomazione del riciclato).

Il problema dell’Italia non è l’impatto degli inceneritori, che sono una soluzione ecologica e razionale (la Germania – che ha una coscienza ecologica ben più radicata della nostra ed è sicuramente una nazione molto pragmatica – ci sono molti inceneritori in funzione): il nostro vero problema è la “marmellata edilizia”, ovvero il fatto che – a seguito della scellerata pratica dei condoni edilizi – ormai ci sono abitazioni private praticamente ovunque. Ne deriva che la costruzione di un normalissimo inceneritore (o termovalorizzatore che dir si voglia) è sempre comunque un fatto politico-sociale eclatante e una fonte di tensione con chi abita nei paraggi dell’area individuata. “Non nel mio cortile” è una pretesa comprensibile da parte dei cittadini. Ma il vero problema è che qui in Italia ormai ovunque è il cortile di qualcuno.

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Nel giorno della memoria

(Scritta tempo fa, nel giorno della memoria, appunto.)

Forse, a ben guardare,
non è l’impeto criminale
di chi porta certe idee:
la colpa è dei gregari,
delle pecore feroci,
dei prati di mandibole aggiogate
alla pigrizia cerebrale e pronte
a delegare ad altri
anche l’onere di pensare.
È su questa gente – sempre –
che occorre vigilare.

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