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Tirano la corda

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Una volta è successo che quelli sopra facevano così, dicevano certe minchiate, e se veniva la siccità o la grandine, dicevano metà grano per me e metà per voi braccianti, ma siccome c’è stata la siccità o la grandine, io mi prendo la mia metà e voi un cazzo, la fame, che tanto siete miserabili e in qualche modo vi arrangerete. E poi è successo che quelli sotto si sono rotti il cazzo, e hanno semplicemente diviso quelli sopra dalle loro teste. Una cosa proprio d’effetto: li mettevano lì su un palco di assi, e madama ghigliottina faceva il resto. Teste cotonate che rotolavano giù, e colli pallidi che sprizzavano sangue rosso, rossissimo , uguale uguale a quello dei poveracci. Una volta è successo, e chissà che un giorno non succeda ancora. Occhio.

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Se vuoi

Se vuoi compiacermi, donami del tempo. Se vuoi che io t’ascolti, resta in silenzio.

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Perché siamo un Paese ingovernabile?

Credo che il vero problema siano i partiti, che mancano di una vera connotazione ideologica. Sono ormai dei contenitori assortiti, che mixano istanze che ben poco hanno a che fare con la Politica con la P maiuscola.

Il PDL è Berlusconi. E’ il partito dei furbi, dei faccendieri. Non c’è altro, solo l’arricchimento personale come obiettivo, in spregio a qualsiasi principio. Poi raccoglie di tutto: telespettatori imbambolati, pensionati anticomunisti viscerali, evasori totali, mafia.

Il PD è un calderone di ex-qualsiasicosa, uniti solo dall’idea di essere un po’ meno stronzi di quelli di destra. E’ costretta a districarsi tra le esigenze degli operai, quelle dei professionisti radical chic e dei cattolici conservatori che non votano a destra solo perché abbiamo una destra troppo volgare.

Il cinquestelle non è un partito, è un’orda male assortita e peggio condotta, e qui il mix è davvero super-eterogeneo: si va dagli ex berluscones in disgrazia, pignorati da equitalia, ai complottari nerd da scie kimike, agli ingenui idealisti puri, agli pseudofascistelli de noantri. Un casino urlante senza capo né coda.

Ditemi voi come si trova la quadratura del cerchio in una situazione del genere. Forse il prezzo della caduta delle ideologie è più alto di quanto crediamo.

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Le complicanze della semplificazione

Radio 3 – Dibattito con l’intervento di Wu-Ming1

 

– Do you still consider yourself a comedian?

– An extraordinary one

(Ultima risposta di Beppe Grillo nell’intervista pubblicata oggi dal Time)

Nel dibattito radiofonico (clicca qui sopra per ascoltarlo, è interessante) ho intercettato una frase che ritengo fondamentale: “C’è un rifiuto generalizzato della complessità.”
Questo dice tutto. Il successo di Grillo è il successo di un semplificatore estremo, di un personaggio visto come salvifico proprio perché semplificatore, capace di svilire, di iper-semplificare caparbiamente anche il non semplificabile. Quando dice “Abolizione delle province” scatta l’applauso degli adepti, salvo poi – se l’operazione divenisse mai realtà – fare dei distinguo in merito alla “mia” provincia, quella che c’ha la storia… che serve… che poi ci lavora dentro mio cuggino. Peggio ancora sull’accorpamento dei piccoli comuni, sai i campanilismi… accorpiamoli tutti, tranne il mio e quello di quegli stronzi di Casal Fregnone, che proprio non si può, non è cosa.
Ma a Grillo temo tutto questo non interessi granché: il suo scopo è già raggiunto, non è in fieri. Egli è l’attore, il Narciso che ha strappato l’applauso, per lui il mezzo stesso è il fine, perciò è già raggiunto. Lui sta nella fase del godimento, nell’atto dell’inchino che cela il sorriso sornione del mattatore. Diverso discorso per Casaleggio, che è di fatto il suo produttore. Lui è matto proprio, teniamolo d’occhio, sarà interessante.

p.s. – riapro questo blog , dopo molti mesi, perché – appunto – la situazione è complessa, al punto che né uno status di facebook, né tantomeno un post di twitter, possono abbracciarne i contorni e le sfaccettature. Non possono per loro limite intrinseco: sono mezzi di semplificazione, ottimi per abituarci ad un livello di pensiero “leggero”, soffice. Proprio quello di cui NON abbiamo bisogno.

 

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Super Mario Monti

Super Mario's Challenge

Adesso, seriamente, bisogna dire che questo Paese è sempre incredibile, nel bene e nel male. Siamo passati da un premier macchietta, faccendiere, cialtrone e puttaniere a un professore di elevatissima competenza, rigoroso e molto stimato internazionalmente. Fino a due giorni fa la situazione italiana sembrava a tutti un groviglio inestricabile, un gran casino senza speranza. Monti, in mezz’ora di discorso al senato, ha analizzato tutto, sviscerato le cause, proposto le soluzioni più logiche e razionali, dimostrato che le cose che non funzionano si possono aggiustare. Tutti sanno che Monti è un uomo dei poteri forti. E’ vero, è proprio così. Però sentendolo parlare si capisce perchè i poteri forti sono forti: hanno una marcia in più.

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In estrema sintesi

Il perbenismo è un mostro auto-alimentante. Non è affatto il senso comune formato dalle opinioni dei singoli: è la sintesi bislacca delle opinioni che i singoli esprimono dopo averle modificate in base al perbenismo stesso.

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Io nuoto

Io nuoto. Scivolo nell’acqua, mi lascio carezzare. Spingo con le braccia tra respiri regolari, penetro l’elemento puro primordiale. E’ il liquido amniotico, l’inizio e la fine di tutto, l’essere solo con l’essenza delle cose. Io nuoto. Continuo a nuotare, mentre gli aerei sganciano bombe, mentre i telefoni trillano odiosi, mentre il mondo s’affanna verso una tragica meta, mentre ignoro il mio essere e la mia posizione, mentre tu, forse, stai pensando a me. Io nuoto, e il liquido mi avvolge come una madre infinita. E nuoto per non pensare, è un modo di capire tutto senza bisogno di ragionare. Nuotando avanzo solcando l’acqua per tornare, finalmente, piacevolmente indietro.

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