Ecco cosa sento

Sento il daspo della mente, i nervi offesi

le sartìe che mi sostengono hanno strappi da ingrassare

con liquami di tremori e tanto ghiaccio

percolato dalla schiena. Mazzi spuri di peduncoli,

petalame anodizzato che commina la mia pena

perforandomi la tempia come un’orda di rinfusa.

Cosa ostacola il mio sonno è questa mano

questo artiglio titubante che minaccia e non infonde

la stoccata decisiva. Mi rivedo da bambino:

la camicia troppo lasca,

un succhiotto tra le labbra e sulle gambe

caldo umido d’urina. 

Leghismi

Io, insomma, sono leghista. Trovo giusto che noi padani veri, nati e cresciuti nella grande e operosa vallata del Fiume Po si faccia una Nazione tutti insieme, in modo puro, senza contaminazioni di sorta da parte di indesiderati stranieri che oggi invadono le Nostre Terre.
Detto questo, però, una volta fatta la Padania, avrei comunque qualche dubbio: capirete anche voi, amici miei, che tra un Milanese e un Torinese le differenze non sono mica trascurabili, eh.
Cosa può assimilare un pigro, sciatto, torinese falso e cortese a un Milanese Sveglio e Intraprendente? Direi nulla!
E tra un Milanese doc e un rozzo troglodita bergamasco? Cosa li unisce? Ma proprio niente di niente!
E allora sapete che vi dico? Non si fa la Padania… qui si fa la Milania!
Libero Stato di Milano, e che si fottano tutti quanti. Ci pensate che ricchezza, che efficienza? Roba che la Svizzera e l’Austria messe insieme ci fanno un baffo!
Però, dai, a pensarci bene c’è da riflettere. Si fa presto a dire Milano…
Intendiamo Milano-Città o vogliamo includere Milano-Provincia, ovvero l’Hinterland?
Oh, be’, lasciatemi dire… siccome l’hinterland – diciamolo – al giorno d’oggi è peggio che il Maghreb, io me ne starei stretto tra noi Milanesi di Milano-Milano, ovvero Milano-City!
E comunque, il Comune di Milano è anche – ad esempio – Lorenteggio! Oddio, Lorenteggio è praticamente Scampia trasportata a Nord… e quindi?
Facile, la Nazione si la fa solo noi di Milano Centro Storico, e via, così andiamo sul sicuro.
Adesso però – scusate – mi viene un altro piccolo dubbio: quelli di Brera, dico, con noialtri di Porta Sempione, che hanno a spartire? Io, dico la verità, quelli di Brera li schifo!
Eh, per non parlare di quei faciadacù di Guastalla…
Allora via, tagliam la testa al toro: si fa la Nazione di Porta Sempione. Ottimo così, deciso.
Oh, rimane solo qualche piccolo dubbio. Del tipo: ma quegli stronzi del condomino qui di fronte, che parcheggiano costantemente le macchine in doppia fila davanti ai parcheggi privati nostri… dico… pure quelli dovremmo includere nel nostro nuovo Stato-Nazione?
Bah! Io quelli lì mica ce li voglio!
Qui tocca essere drastici: la Nuova Nazione sarà ristretta al Mio Condominio, ovvero al condominio «I glicini» di Corso Sempione, Milano.
Ottima decisione, credo. Epperò… dovrei avere come connazionale il ragionier Bigozzi del terzo piano? Quello stronzo patentato, con il quale ho già avuto innumerevoli diverbi?
Sia mai! Direi invece di restringere La Nazione al mio pianerottolo. Qui al quarto piano siamo tutti persone per bene, e ci capiamo sicuramente, in comunanza d’intenti. Be’, tralasciando la signora dell’interno 15, perché quella… te la raccomando! Una pettegola nullafacente baby-pensionata che non ha altra occupazione che impicciarsi dei fatti altrui…
In definitiva mi devo ricredere. Restringerò La Nuova Nazione al mio appartamento, del quale peraltro sono l’unico occupante. Credo fermamente che sia questa la soluzione definitiva al problema. E sia: la nazione comprende il territorio delimitato dal Mio Appartamento, e ha (per il momento) come unico cittadino Me Medesimo.
Perfetto. Questa è di fatto la mia Nazione Ideale, libera e indipendente!

Se non fosse che stamani, guardandomi allo specchio, confesso di essermi stato leggermente sul cazzo… Su questo – al più presto – dovrò riflettere.

Tirano la corda

Immagine

Una volta è successo che quelli sopra facevano così, dicevano certe minchiate, e se veniva la siccità o la grandine, dicevano metà grano per me e metà per voi braccianti, ma siccome c’è stata la siccità o la grandine, io mi prendo la mia metà e voi un cazzo, la fame, che tanto siete miserabili e in qualche modo vi arrangerete. E poi è successo che quelli sotto si sono rotti il cazzo, e hanno semplicemente diviso quelli sopra dalle loro teste. Una cosa proprio d’effetto: li mettevano lì su un palco di assi, e madama ghigliottina faceva il resto. Teste cotonate che rotolavano giù, e colli pallidi che sprizzavano sangue rosso, rossissimo , uguale uguale a quello dei poveracci. Una volta è successo, e chissà che un giorno non succeda ancora. Occhio.

Perché siamo un Paese ingovernabile?

Credo che il vero problema siano i partiti, che mancano di una vera connotazione ideologica. Sono ormai dei contenitori assortiti, che mixano istanze che ben poco hanno a che fare con la Politica con la P maiuscola.

Il PDL è Berlusconi. E’ il partito dei furbi, dei faccendieri. Non c’è altro, solo l’arricchimento personale come obiettivo, in spregio a qualsiasi principio. Poi raccoglie di tutto: telespettatori imbambolati, pensionati anticomunisti viscerali, evasori totali, mafia.

Il PD è un calderone di ex-qualsiasicosa, uniti solo dall’idea di essere un po’ meno stronzi di quelli di destra. E’ costretta a districarsi tra le esigenze degli operai, quelle dei professionisti radical chic e dei cattolici conservatori che non votano a destra solo perché abbiamo una destra troppo volgare.

Il cinquestelle non è un partito, è un’orda male assortita e peggio condotta, e qui il mix è davvero super-eterogeneo: si va dagli ex berluscones in disgrazia, pignorati da equitalia, ai complottari nerd da scie kimike, agli ingenui idealisti puri, agli pseudofascistelli de noantri. Un casino urlante senza capo né coda.

Ditemi voi come si trova la quadratura del cerchio in una situazione del genere. Forse il prezzo della caduta delle ideologie è più alto di quanto crediamo.

Le complicanze della semplificazione

Radio 3 – Dibattito con l’intervento di Wu-Ming1

 

– Do you still consider yourself a comedian?

– An extraordinary one

(Ultima risposta di Beppe Grillo nell’intervista pubblicata oggi dal Time)

Nel dibattito radiofonico (clicca qui sopra per ascoltarlo, è interessante) ho intercettato una frase che ritengo fondamentale: “C’è un rifiuto generalizzato della complessità.”
Questo dice tutto. Il successo di Grillo è il successo di un semplificatore estremo, di un personaggio visto come salvifico proprio perché semplificatore, capace di svilire, di iper-semplificare caparbiamente anche il non semplificabile. Quando dice “Abolizione delle province” scatta l’applauso degli adepti, salvo poi – se l’operazione divenisse mai realtà – fare dei distinguo in merito alla “mia” provincia, quella che c’ha la storia… che serve… che poi ci lavora dentro mio cuggino. Peggio ancora sull’accorpamento dei piccoli comuni, sai i campanilismi… accorpiamoli tutti, tranne il mio e quello di quegli stronzi di Casal Fregnone, che proprio non si può, non è cosa.
Ma a Grillo temo tutto questo non interessi granché: il suo scopo è già raggiunto, non è in fieri. Egli è l’attore, il Narciso che ha strappato l’applauso, per lui il mezzo stesso è il fine, perciò è già raggiunto. Lui sta nella fase del godimento, nell’atto dell’inchino che cela il sorriso sornione del mattatore. Diverso discorso per Casaleggio, che è di fatto il suo produttore. Lui è matto proprio, teniamolo d’occhio, sarà interessante.

p.s. – riapro questo blog , dopo molti mesi, perché – appunto – la situazione è complessa, al punto che né uno status di facebook, né tantomeno un post di twitter, possono abbracciarne i contorni e le sfaccettature. Non possono per loro limite intrinseco: sono mezzi di semplificazione, ottimi per abituarci ad un livello di pensiero “leggero”, soffice. Proprio quello di cui NON abbiamo bisogno.

 

Super Mario Monti

Super Mario's Challenge
Adesso, seriamente, bisogna dire che questo Paese è sempre incredibile, nel bene e nel male. Siamo passati da un premier macchietta, faccendiere, cialtrone e puttaniere a un professore di elevatissima competenza, rigoroso e molto stimato internazionalmente. Fino a due giorni fa la situazione italiana sembrava a tutti un groviglio inestricabile, un gran casino senza speranza. Monti, in mezz’ora di discorso al senato, ha analizzato tutto, sviscerato le cause, proposto le soluzioni più logiche e razionali, dimostrato che le cose che non funzionano si possono aggiustare. Tutti sanno che Monti è un uomo dei poteri forti. E’ vero, è proprio così. Però sentendolo parlare si capisce perchè i poteri forti sono forti: hanno una marcia in più.

Io nuoto

Io nuoto. Scivolo nell’acqua, mi lascio carezzare. Spingo con le braccia tra respiri regolari, penetro l’elemento puro primordiale. E’ il liquido amniotico, l’inizio e la fine di tutto, l’essere solo con l’essenza delle cose. Io nuoto. Continuo a nuotare, mentre gli aerei sganciano bombe, mentre i telefoni trillano odiosi, mentre il mondo s’affanna verso una tragica meta, mentre ignoro il mio essere e la mia posizione, mentre tu, forse, stai pensando a me. Io nuoto, e il liquido mi avvolge come una madre infinita. E nuoto per non pensare, è un modo di capire tutto senza bisogno di ragionare. Nuotando avanzo solcando l’acqua per tornare, finalmente, piacevolmente indietro.

A fallen angel

C’è questo tipo che mi dice che dovrei smettere di fumare. Io dico va bene, hai ragione, ci provo da tempo ma non ci riesco, che ci posso fare. Riesco a fare un sacco di cose, se voglio, ma non ce la faccio a smettere di fumare. E poi penso che cazzo vuoi, se voglio ammazzarmi con le sigarette saranno affari miei, sono adulto da un pezzo, ho pure un certo numero di capelli bianchi.
La gente pensa che uno voglia stare meglio e ti consiglia stili di vita per stare meglio. Non concepisce che non te ne freghi un cazzo di stare meglio, non è ammesso.
Una volta ho incontrato un angelo. Era sotto le vesti di una ragazza bionda, occhi azzurri e capelli raccolti in un delizioso chignon. Si capiva che non era un angelo italiano. Ha detto: “C’è una ditta italiana che produce un cappello per cavallerizze eccezionalmente bello”. Io ho detto: “Noi italiani siamo bravi a fare i vestiti, il cibo e poche altre cose”.
Ho chiesto all’angelo se voleva un caffè. Mi ha risposto inorridita: “No! Odio il caffè!”.
Ok, ho capito cosa voleva dire: voleva dire che bevo troppi caffè, e di seguito fumo troppe sigarette. Faccio una vita pervasa dal vizio, ecco perchè inorridiva. Ma io ho pensato che un angelo non dovrebbe odiare niente, non è una cosa da angeli odiare.

Gli angeli in fondo non sono altro che dei cazzo di moralisti rimpinzati di regole e precetti.  Sono prigionieri della loro angelicità, hanno sempre missioni da compiere e risultati da ottenere. Sono come dei sales manager a percentuale, si stressano troppo, non trovano il tempo per amare incondizionatamente.
Per questo ho pensato “chi cazzo lo vuole un angelo?” , non sono perfetti neppure loro. E poi sicuramente in paradiso è vietato fumare.
Il mio angelo è un angelo di serie B, di quelli caduti, scivolati agli inferi perchè non portavano risultati in linea con gli obiettivi strategici dell’amministratore delegato.
Quelli sono gli angeli migliori, quelli con le debolezze, che si fanno intenerire, che si lasciano un po’ andare.
Non mi serve un angelo che si prende cura di me, ne voglio uno che si lascia travolgere dalla passione, cazzo.