Una vita (e lasciatemi giocare)

Avessi due vite
la prima la userei
per esser santo
e monacale,
tener bada alle passioni,
lavorare, accumulare
abnegazione totale.

Avendo due vite
la seconda
la userei per sposare
il brivido del piacere
e farmi trastullare
da’ vizi sottili
degli attimi carnali.
E nient’affatto vorrei
badare
ai doveri e al sacrificio
ma soltanto amerei godere
di ciò che amo fare.

Ma la vita, ahimè, è una sola
breve, sai, legata al filo
così lasciami giocare
ché il dovuto lo feci già avantieri,
e non mi par d’esagerare
se prendo tempo per volare,
e baciarla sulla bocca
senza lasciarmi comandare
dall’essere perbene.

Poiché di vita, sì, ho questa sola
metà del suo corso
almeno
vorrei che fosse amore.

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Gigi – esercizio di scrittura creativa

Gigi ha trentatrè anni. E’ un bambino di centonovantasei centimetri per centocinquanta chili che ti guarda dall’alto con gli occhi gialloneri, mentre gli angoli della bocca formano un accenno di sorriso. Forse.
Gigi ha i jeans che scivolano sempre sotto al culo. Non è urban style: è la pancia.
Gigi non si taglia i capelli da una vita: un gigante pallido con i capelli di una donna Sioux.
Il bisonte bianco ansima sempre prima di parlare: gonfia il petto, sembra sul punto di eruttare. Dice: «se hai un motorino possiamo fare qualche scippo.»
«Gigi, lo sai, gli scippi non li possiamo fare, ti riconoscono tutti.» Allora trascina i piedi più in là. Ansima. Sputa. «Faccio da solo, ciao.»
Cala il passamontagna sui capelli sioux. Entra dal tabaccaio con le mani piantate in tasca, estrae il coltellino che si perde nella manona. «Dammi cento euro. Per favore.»
«Dai, Gigi, smettila, che non è giornata. Quella povera donna di tua madre prima o poi la farai morire.»
«E vaffanculo, scusa.» dice.
Ansima, mostra al tabaccaio la montagna della schiena ed esce trascinando il suo quintale e mezzo nell’aria della sera.

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Cani che si leccano le palle

Questo breve testo è da tempo sul sito dei Wu Ming:

 CANI CHE SI LECCANO LE PALLE 

*** In realtà è sempre più evidente: la causa principale della deforestazione planetaria NON è il fabbisogno di legname e/o carta, ma l’esagerato consumo di carne bovina nella dieta dei paesi ricchi. Quando lo scrivemmo anni fa (peraltro sulla scia di Jeremy Rifkin), qualcuno ci prese per mezzi matti, eppure è così, lo conferma ogni ricerca. In Amazzonia, soltanto il 3% della deforestazione è responsabilità dell’industria del legname, mentre il 60% (sessanta per cento!) è colpa dell’allevamento di bovini [Dati 2000-2005]. La foresta viene distrutta e lascia il posto a pascoli per le vacche. Carne che per l’80% viene esportata, soprattutto in Europa, Italia compresa. L’Amazzonia va a finire nei nostri piatti, tutti i giorni, a pranzo e a cena. La stiamo divorando. L’ossessione della bistecca, l’affermazione di un fantomatico “diritto” a mangiare carne rossa tutti i santi giorni, è anche una delle cause principali del surriscaldamento del pianeta.   Leggi l’articolo completo

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Video killed the radio star

Da tempo non guardo più la televisione. Mi fa paura. E’ un medium diabolico che ti propina roba insulsa per venderti cose ancora più insulse. L’impatto della televisione sulla società è devastante: appiattimento del pensiero, sottomissione al marketing, livellamento del gusto, distruzione del pensiero attivo in favore del meta-pensiero passivo.
In televisione appaiono persone, si vede gente come noi, con braccia e gambe, occhi, capelli (non tutti) , lingua, denti, saliva, umori vari e gas intestinali annessi. Eppure essi appaiono come aliene esistenze di perfezione prive delle umane bassezze. Bisogna sempre ricordarsi che non è così: nessuno sfugge alla poca eleganza del genere umano. Siamo primati, scimmie, scimpanzé ben cresciuti e leggermente più longilinei (non tutti).
La televisione sta lì a negare l’umana infima natura come un pluriomicida che nega l’evidenza. In più, il diabolico contenitore fa tutto questo per un solo motivo: farti credere che sarai salvato dalla tua immonda natura solo se comprerai il prodotto dello sponsor che ha gentilmente offerto tutto il teatrino. Leggi l’articolo completo

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Cui prodest scelus, is fecit

Una bella gnocca greca, tanto per dimostrare che la Grecia non è poi messa così male

*Considerazioni di un umile cittadino che legge i giornali e cerca di capire*

L’Euro è in bilico. C’è chi dice che siamo prossimi alla fine della moneta unica. Non è importante che sia vero o no, l’importante è che la voce sta girando. Chi userebbe mai come moneta di riserva una moneta che rischia di essere abolita? E questo, cui prodest? A chi conviene? L’obiettivo non è la fine dell’Euro. L’obiettivo è la fine dell’Euro come moneta di riserva alternativa al Dollaro, ed è già stato perfettamente raggiunto. Così a noi chiedono lacrime e sangue per salvare l’economia e l’Euro, mentre gli USA possono (come sempre) spingere l’acceleratore stampando impunemente moneta (che scompare nelle casseforti come riserva, senza creare inflazione) nonostante la voragine di debiti che si ritrovano. Non posso dire di aver trovato il vero colpevole, ma so a chi conviene. Cui prodest. E’ già un bell’indizio.

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Super Mario Monti

Super Mario's Challenge

Adesso, seriamente, bisogna dire che questo Paese è sempre incredibile, nel bene e nel male. Siamo passati da un premier macchietta, faccendiere, cialtrone e puttaniere a un professore di elevatissima competenza, rigoroso e molto stimato internazionalmente. Fino a due giorni fa la situazione italiana sembrava a tutti un groviglio inestricabile, un gran casino senza speranza. Monti, in mezz’ora di discorso al senato, ha analizzato tutto, sviscerato le cause, proposto le soluzioni più logiche e razionali, dimostrato che le cose che non funzionano si possono aggiustare. Tutti sanno che Monti è un uomo dei poteri forti. E’ vero, è proprio così. Però sentendolo parlare si capisce perchè i poteri forti sono forti: hanno una marcia in più.

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In estrema sintesi

Il perbenismo è un mostro auto-alimentante. Non è affatto il senso comune formato dalle opinioni dei singoli: è la sintesi bislacca delle opinioni che i singoli esprimono dopo averle modificate in base al perbenismo stesso.

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Io nuoto

Io nuoto. Scivolo nell’acqua, mi lascio carezzare. Spingo con le braccia tra respiri regolari, penetro l’elemento puro primordiale. E’ il liquido amniotico, l’inizio e la fine di tutto, l’essere solo con l’essenza delle cose. Io nuoto. Continuo a nuotare, mentre gli aerei sganciano bombe, mentre i telefoni trillano odiosi, mentre il mondo s’affanna verso una tragica meta, mentre ignoro il mio essere e la mia posizione, mentre tu, forse, stai pensando a me. Io nuoto, e il liquido mi avvolge come una madre infinita. E nuoto per non pensare, è un modo di capire tutto senza bisogno di ragionare. Nuotando avanzo solcando l’acqua per tornare, finalmente, piacevolmente indietro.

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A fallen angel

C’è questo tipo che mi dice che dovrei smettere di fumare. Io dico va bene, hai ragione, ci provo da tempo ma non ci riesco, che ci posso fare. Riesco a fare un sacco di cose, se voglio, ma non ce la faccio a smettere di fumare. E poi penso che cazzo vuoi, se voglio ammazzarmi con le sigarette saranno affari miei, sono adulto da un pezzo, ho pure un certo numero di capelli bianchi.
La gente pensa che uno voglia stare meglio e ti consiglia stili di vita per stare meglio. Non concepisce che non te ne freghi un cazzo di stare meglio, non è ammesso.
Una volta ho incontrato un angelo. Era sotto le vesti di una ragazza bionda, occhi azzurri e capelli raccolti in un delizioso chignon. Si capiva che non era un angelo italiano. Ha detto: “C’è una ditta italiana che produce un cappello per cavallerizze eccezionalmente bello”. Io ho detto: “Noi italiani siamo bravi a fare i vestiti, il cibo e poche altre cose”.
Ho chiesto all’angelo se voleva un caffè. Mi ha risposto inorridita: “No! Odio il caffè!”.
Ok, ho capito cosa voleva dire: voleva dire che bevo troppi caffè, e di seguito fumo troppe sigarette. Faccio una vita pervasa dal vizio, ecco perchè inorridiva. Ma io ho pensato che un angelo non dovrebbe odiare niente, non è una cosa da angeli odiare.

Gli angeli in fondo non sono altro che dei cazzo di moralisti rimpinzati di regole e precetti.  Sono prigionieri della loro angelicità, hanno sempre missioni da compiere e risultati da ottenere. Sono come dei sales manager a percentuale, si stressano troppo, non trovano il tempo per amare incondizionatamente.
Per questo ho pensato “chi cazzo lo vuole un angelo?” , non sono perfetti neppure loro. E poi sicuramente in paradiso è vietato fumare.
Il mio angelo è un angelo di serie B, di quelli caduti, scivolati agli inferi perchè non portavano risultati in linea con gli obiettivi strategici dell’amministratore delegato.
Quelli sono gli angeli migliori, quelli con le debolezze, che si fanno intenerire, che si lasciano un po’ andare.
Non mi serve un angelo che si prende cura di me, ne voglio uno che si lascia travolgere dalla passione, cazzo.

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Il mito di tutti i miti

Non chiedetemi perchè ho scritto questo!

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