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Steve, il maestro dei sogni

Questo mio articolo è stato pubblicato qualche anno fa in appendice all’antologia “256k” di Braviautori.it . Credevo di averlo già postato qui, ma non c’era ancora, quindi lo pubblico adesso con mostruoso ritardo. Non mi sento di consigliare l’antologia: a me non sono piaciuti né l’impaginazione né tantomeno la selezione dei racconti, quindi non sarebbe proprio giusto chiamarlo un onore. Comunque, se qualcuno vuole prendersi la briga di leggere e dirmi che ne pensa…

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Steve, il maestro dei sogni

Steve Jobs è morto. Quando il male contro cui da anni combatteva la sua battaglia più dura l’ha portato via con sé, la mela morsicata era all’apice del successo, circondata da un esercito di clienti-adepti che pendevano dalle sue labbra.
Nel processo di santificazione mediatica seguito alla sua morte le considerazioni sulla sua genialità si sono sprecate. Nonostante i meriti di Jobs siano innegabili, definirlo “geniale” è impreciso e in qualche modo riduttivo: il mondo è pieno zeppo di uomini geniali, una grande quantità di persone ha, ogni giorno, straordinarie e rivoluzionarie idee assolutamente degne di considerazione. Cosa rende le persone come lui diverse dagli altri? Non certo il genio, o l’inventiva: ci sono migliaia di geni pieni di inventiva che dormono su un cartone in metropolitana.
No, Steve Jobs non era più geniale di tanti altri. Ad esempio molti credono che Apple abbia commercializzato il primo computer con mouse e grafica a finestre, ma non è così: il primato è della Xerox, ma questo non cambia le cose.
E’ come discutere se la scoperta dell’America sia merito di Paolo dal Pozzo Toscanelli (l’astronomo e cartografo che per primo ipotizzò una rotta a Ovest per le Indie) o di Colombo. Chi ha il merito più grande? Chi ha idee e intuizioni o chi, credendoci profondamente, le porta alle estreme e definitive conseguenze senza scendere a compromessi? Lo Xerox “Star” era un computer rivoluzionario ma non fece alcuna rivoluzione. La rivoluzione la fece l’Apple Macintosh.
E di certo non fu Steve Jobs ad inventare il touch-screen: il merito della Apple fu semplicemente quello di produrre il telefono cellulare che tutti volevano senza aver mai prodotto un telefono prima.

Steve Jobs è stato buono o cattivo? Uno spietato capitalista o un profeta che elargisce bellezza e comodità d’uso agli utenti di elettronica di consumo? La domanda non ha alcun senso. Jobs è stato, innanzi tutto, uno straordinario prototipo di sognatore. Quel tipo di sognatore indefesso che l’umanità ben conosce, anche perché, senza l’apporto di questo tipo di intelligenze, sarebbe ancora ferma al palo dell’età della pietra.

Non accettare compromessi tra il sogno che prende forma nella mente e la sua trasposizione nella realtà della produzione, ecco dove sta la differenza; basta guardare attentamente un prodotto Apple per capirlo. I laboratori di ricerca delle maggiori aziende di elettronica di consumo sono pieni di prototipi straordinari che giungeranno al consumatore finale stravolti dai compromessi sui costi, sui materiali, e su altre centinaia di fattori. Steve Jobs, invece, non vendeva semplici prodotti: vendeva sogni fatti realtà. Per questo gli bastava apparire in uno dei suoi “keynote” per ottenere un risultato di marketing colossale: il miglior venditore del mondo è colui che crede sinceramente, totalmente e senza esitazioni nel suo prodotto. E un sognatore che è riuscito a trasformare, senza compromessi, i suoi sogni e le sue visioni in realtà è , automaticamente, il miglior venditore del mondo.

La lezione di Steve Jobs è fondamentale: credete nei vostri sogni. Non accettate compromessi. Cercate, quanto più possibile, di renderli reali esattamente come figurano nella vostra immaginazione. Un prodotto Apple non è un normale prodotto di consumo: è un sogno sceso sulla terra con pochissime modifiche rispetto alla versione onirica originale.

Ecco la storia di Steve: né buono né cattivo. Né geniale benefattore né cinico miliardario. Semplicemente uno di quei rari esempi di sognatore indefesso e allo stesso tempo dotato di straordinario senso pratico che hanno fatto la storia del mondo. Sono due doti che di rado vanno assieme: Cristoforo Colombo sognava le Indie guardando l’orizzonte sconosciuto di una rotta solo immaginata. Però, oltre ad essere bravissimo a sognare, sapeva molto bene navigare.
Steve Jobs non è stato un santo, ma il suo esempio è d’aiuto per tutti: ha dimostrato che i sogni possono diventare realtà proprio così come li abbiamo concepiti. Però nostri sogni non diventeranno realtà solo perché sono belli, geniali e noi ci crediamo fermamente: i nostri sogni hanno bisogno delle nostre capacità, del nostro lavoro, della nostra determinazione e di un pizzico di fondamentalismo perché non vengano stravolti dai compromessi.

Oggi Steve Jobs, l’uomo che era maestro nel realizzare le sue visioni, sicuramente riposa in pace. Ha certamente lasciato questo mondo nella serena consapevolezza di non aver vissuto inutilmente. Non è forse questa l’aspirazione di tutti?

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