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Due parole ai paladini del No-Euro

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1) Abbiamo un sistema produttivo affetto da nanismo, strozzato da tasse, burocrazia, corruzione, legislazione sul lavoro assurda, difficoltà di accesso al credito, e altro ancora.

2) Abbiamo da anni una classe politica di ladri, mafiosi, faccendieri e speculatori. E oltretutto incapaci.

3) Abbiamo un apparato statale sovradimensionato, costosissimo e totalmente inefficiente.

4) Abbiamo un sistema giudiziario disastroso, farraginoso, una giustizia che ha tempi biblici (e incerti) e un proliferare di leggi contradditorie, confuse, poco chiare, interpretabili e spesso anche assurde.

5) In Italia l’illegalità e l’arte d’arrangiarsi sono la norma. L’efficienza e l’ordine sono rare eccezioni.

6) Abbiamo un sistema ferroviario vecchio di 50 anni. (e gestito pessimamente)

E potrei continuare a oltranza per pagine con questo elenco…

E allora? E’ tutta colpa dell’Euro? Oppure è anche (e soprattutto) colpa nostra?

Non è l’Euro il fatto epocale, è la GLOBALIZZAZIONE che , come noto, non è un pranzo di gala: o si sta in pista, o si è buttati fuori, si finisce nel “secondo mondo” (come è successo alla Grecia).

Per stare in carreggiata non bisogna uscire dall’Euro, bisogna stare al passo dei Paesi dell’Euro che ce la fanno. Dobbiamo insomma diventare un po’ più tedeschi (nell’efficienza, nel votare politici onesti, nel rispetto delle regole, eccetera), rimanendo comunque italiani (inventiva, fantasia, buon gusto…).

Non ci sono alternative. Dare la colpa all’Euro e all’Europa è un modo infantile di autoassolversi, e non servirà a niente. Perché i nostri problemi sono prima di tutto interni, sono nel nostro modo di vivere, di lavorare, di votare.

La nostalgia della Liretta è irrazionale: gli anni ’80 e ’90 erano in un altro secolo, in un’altra era. Non torneranno mai più.

Coniare Lire oggi sarebbe coniare la moneta di uno Stato in fallimento, sarebbe buttare in pasto ai mercati il nostro futuro. Le jene riderebbero di gusto, prima di azzannarci.

E noi avremmo solo da piangere.

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Cui prodest scelus, is fecit

Una bella gnocca greca, tanto per dimostrare che la Grecia non è poi messa così male

*Considerazioni di un umile cittadino che legge i giornali e cerca di capire*

L’Euro è in bilico. C’è chi dice che siamo prossimi alla fine della moneta unica. Non è importante che sia vero o no, l’importante è che la voce sta girando. Chi userebbe mai come moneta di riserva una moneta che rischia di essere abolita? E questo, cui prodest? A chi conviene? L’obiettivo non è la fine dell’Euro. L’obiettivo è la fine dell’Euro come moneta di riserva alternativa al Dollaro, ed è già stato perfettamente raggiunto. Così a noi chiedono lacrime e sangue per salvare l’economia e l’Euro, mentre gli USA possono (come sempre) spingere l’acceleratore stampando impunemente moneta (che scompare nelle casseforti come riserva, senza creare inflazione) nonostante la voragine di debiti che si ritrovano. Non posso dire di aver trovato il vero colpevole, ma so a chi conviene. Cui prodest. E’ già un bell’indizio.

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