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Volare. Oh. Oh.

Il nordico vulcano dal nome impronunciabile erutta pacificamente la sua cenere, e la gente casca dalle nuvole.
Come sarebbe a dire che il mio volo non parte per via del vulcano vattelapesca?! Io ho un appuntamento! (o una prenotazione, una riunione, una vacanza pagata…)
Il vero problema è che l’idea di rendere il trasporto aereo un mezzo di locomozione di massa è stata un po’ avventata.
Il traffico che stiamo generando nei cieli è ormai gigantesco, la gente si sta abituando a pensare all’aereo come ad un pullman. Un pullman che brucia tonnellate di kerosene ogni volta che si muove, un pullman che è comunque in azione nell’elemento che per l’uomo è più innaturale: l’aria. Noi, in natura, camminiamo e nuotiamo (male), ma non voliamo, l’aria non è parte di noi, è un elemento per noi infido, estraneo.
Volare è sempre un po’ stare in equilibrio sulla corda. Che poi i nostri ingegneri siano diventati bravissimi in questo giochetto è un fatto inconfutabile, però quando voliamo stiamo sulla corda e usiamo troppa energia, troppo sforzo.
Paradossalmente oggi il trasporto aereo è diventato più sicuro di altri mezzi, proprio perchè, essendo più pericoloso, ha adottato enormi misure di sicurezza, materiali eccezionali per costruire i vettori, software affidabili, procedure ridondanti ecc.
Volare sembra facile, ma non lo è affatto.
Troppe persone oggi fanno affidamento sull’aereo per organizzare la propria vita. Non solo vacanze, ma soprattutto lavoro, impegni, orari precisi di arrivo e ripartenza. Il trasporto aereo di massa ha accorciato le distanze, ma è un’illusione. La distanza è sempre quella, non puoi accorciarla. La fatica e il pericolo di volare non si sono ridotti: siamo solo diventati più bravi a gestirli.

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