Il Secolo Giallo

Tigre

Leggo su Internazionale che i Cinesi si sono aggiudicati tutte le recenti aste per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi irakeni. China Petroleum Corporation si è alleata con altri consorzi, in modo da aumentare le possibilità di vittoria, ed ha fatto offerte imbattibili, che gli americani hanno giudicato “assolutamente fuori mercato”.
Gli americani, che avevano invaso il Paese e tentato in tutti i modi di andare a trattativa privata sulle concessioni per i giacimenti, sono rimasti con un pugno di mosche.
Non sono riusciti a pacificare il Paese e non sono riusciti ad avere il controllo del territorio. Ma soprattutto non sono riusciti nell’impresa minima indispensabile, ovvero imporre un governo fantoccio che firmasse quello che c’era da firmare a prezzi da svendita.
La Tigre Cinese deve aver lavorato parecchio nell’ombra prima di uscirsene allo scoperto in modo così eclatante. (eclatante si fa per dire, perchè sarà difficile sentirne parlare al TG1 delle 20.00). Mi appare l’immagine di una grande tigre che procede acquattata, guardinga, facendo brillare gli occhi gialli nell’oscurità e senza produrre il minimo rumore. Poi, un balzo improvviso, fulmineo: la preda è sua. I grandi felini uccidono con eleganza.
Questa cosa vale diecimila “Improvised Explosive Devices” sulle strade di Baghdad. (Oppure qualcuno potrebbe dire che diecimila I.E.D. valgono questa cosa qua). Continua a leggere “Il Secolo Giallo”

Nuove tendenze/ il Mafia Style

Un dinamico manager italiano in viaggio d'affari all'estero

La crisi, sui media italiani, è argomento tabù. Si preferisce parlare di “ritardo nella ripresa”, ovvero: non stiamo affogando nella merda, è solo che ci stiamo mettendo più del previsto a venire a galla per respirare.
Però, insomma, la crisi la vediamo e la tocchiamo con mano tutti i giorni: calano i consumi, cala l’occupazione, l’industria manifatturiera è in gran parte morta o sopravvive solo grazie all’accanimento terapeutico, sale l’indebitamento delle famiglie, il precariato blocca lo sviluppo sociale, l’incertezza la fa da padrona, languono gli investimenti, e tante altre poco simpatiche cosette.

Però, ragazzi, c’è di che consolarsi: infatti, se è vero che l’economia ufficiale italiana langue devastata dalla crisi, quella non ufficiale se la cava benissimo. Anzi, direi di più: l’economia illegale, sommersa, nascosta, deliquenziale, mafiosa, camorrista eccetera eccetera sta vivendo un periodo, favoloso, b-e-l-l-i-s-s-i-m-o! Continua a leggere “Nuove tendenze/ il Mafia Style”

Sono talmente incazzato che non mi viene nemmeno un titolo

Il Paese è allo sfascio, e i politici esternano sul caso Morgan. La produzione scappa a gambe levate. Ci convertiremo nei servizi, si dice. Ma sappiamo tutti benissimo che, quanto a servizi, l’Italia ha sempre fatto schifo al cazzo.
E poi, servizi a chi? A cosa? Se la produzione non c’è più, da dove viene il denaro per far girare questo grande business di servizi? Piove?
Diceva L’Avvocato Agnelli che, da che mondo e mondo, la vera ricchezza si fa sempre in fabbrica alle sei del mattino. Oggi Marchionne precisa che sì, è proprio così, però in Brasile, in Polonia, in Cina e in altri posti. Non qui! Nemmeno se lo pagano. Forse nemmeno se gli stipendi li pagasse lo Stato. Nemmeno per sogno. Via a gambe levate. Continua a leggere “Sono talmente incazzato che non mi viene nemmeno un titolo”

La ventesima email, l’ennesimo adepto

Chissà se quelli di Nazione Indiana si sono accorti di aver pubblicato un articolo che ruota tutto intorno ad un tipico ragionamento di matrice berlusconiana.
Cito la chiusa finale del pezzo, firmato da Piero Sorrentino:

E penso che mi spiace che sia stato condannato a sei anni di galera, perché secondo me Federico Focherini è un uomo innocente che non ha commesso il reato per cui è stato condannato, perché penso che Focherini in passato abbia fatto un sacco di cazzate a scapito della sua salute per arrivare a certi risultati, ma penso anche che non si possano infliggere sei anni di carcere a un uomo per condannare uno stile di vita che non ci piace. Continua a leggere “La ventesima email, l’ennesimo adepto”

Guarda come gongolo con le scarpe a dondolo

No, non sono i miei piedi

Ma guarda un po’ come gongolo felice con le mie scarpe a dondolo. Comode per davvero, caspita. Però non ho preso le originali, perchè, francamente, duecentodieci euro (in lirette: quattrocentomilalire) per un paio di scarpe fatte in Cina mi sembrano una forma di sodomizzazione nemmeno tanto velata. Continua a leggere “Guarda come gongolo con le scarpe a dondolo”