Glam Pusher

Oggi è uscito con i pattini

col foulard di seta e strass legato in vita

una massa di capelli nella coda

e un filino di matita. Guarda avanti, sfreccia via

punta sempre con il naso sulla prossima fermata:

– Un quartino? Trenta euro, tesorino.

Qualche volta c’è da dire

che La Morte ha un certo stile.

Giorni

In concreto le giornate si compongono in frammenti

tesserine volitive mescolate nel canestro

delle minime intenzioni. Arrendevoli propositi d’azione

che risolvono in attese, in caffè dilazionati,

nell’inciampo volontario del processo costruttivo

di una vita. Ci vorrebbe un salto quantico, una pira

su cui ardere l’ignavia. Servi tu, noi due da soli

nel perimetro ristretto dell’incanto di una sera,

nell’addirci a un corpo solo. Tutto il resto cade fuori.

Strade

Ho provato alternative al mio tragitto:
certi vicoli, sentieri e in altri casi
perentorie le autostrade
le statali trafficate
senza regola, d’istinto.

E Roberto (l’ho rivisto per un caso
giù in piazzetta) che rivela:
“Io non so nemmeno bene perché mi alzo la mattina”.

Siamo vivi per miracolo, capisci?
(A pensarci — Dio — a pensarci).

Ma di più mi sento in colpa:
la mia fata, le mie stelle, un cane, un pesce.
Un perenne — immeritato —
limpidissimo retaggio di fortuna.

La poesia

Non è vero che si cela
tutta questa poesia,
si dimostra in forma esplicita,
evidente. Per esempio
nelle gambe di una donna che cammina
scollegate dal contesto, nelle risa
dei bambini che risuonano
al campetto,
nei colori delle auto nel parcheggio
che compongono un astratto,
nel dibattersi di un cane
che scodinzola, che implora.
Chiede poco, una carezza.

Stand by

Sono ancora queste strade,
sempre quelle,
sempre questi marciapiedi
coi tombini, asfalto nero,
grigio porfido, serizzo
nel prospetto raggelato dei palazzi.
Resto sempre mendicante in luoghi visti
mille volte, passo, spingo
il mio carrello. Dentro: un cuore.
Fermo, placido, in stand by.