Zidane, l’antieroe

13.07.2006

«Platini è unico, inimitabile. Io sono Zinedine Zidane e bisogna che la gente capisca che non sarò mai Michel Platini, né in campo, né fuori. Non sono un trascinatore di uomini, è una cosa che non si adatta alla mia personalità».

Sulla stampa sportiva e non, gli articoli sul coup de boule di Zidane si sprecano. Ma il gesto del campione franco-algerino ha gettato nel panico i commentatori: mancano paurosamente gli aggettivi adatti a definirlo. Qualcuno ha provato, senza successo, con “folle”, con “inspiegabile”, “sconcertante”, “incredibile” e via dicendo.
Ci sono momenti in cui i clichè non quagliano. E questo è decisamente uno di quei momenti.

Per Zidane è l’ultima partita, è la sera dell’addio. In patria è tutto pronto: gigantografie del suo volto corrucciato, enormi e oscene fino a rasentare la pornografia, invadono già le strade di Francia, pronte per essere inquadrate all’ eventuale vittoria dei bleus. Anzi, pronte a giganteggiare comunque, in ogni caso, perchè – qualunque cosa accada – lui,
Zinédine Yazid Zidane detto Zizou, è l’eroe di Francia, il simbolo, l’esempio, il totem, l’inevitabile l’icona calcistica fatta e finita ad uso e consumo delle generazioni presenti e future.

Un grande atto d’amore. Oppure una condanna senza appello. Come l’ha inteso Zidane?

Insomma, la domanda è: quando è stato deciso che Zidane avrebbe vestito i panni del supereroe senza macchia e senza paura, qualcuno si è preoccupato di chiedergli se era disposto a indossare la calzamaglia e il mantello svolazzante per il resto della sua vita?

Quel ragazzino che tirava calci al pallone nei campetti di Marsiglia aveva un pessimo carattere, ma giocava come un Dio. C’è, nella cultura e nella morale popolare, la sciocca presunzione che l’eccellenza nasca sempre dalla nobiltà. Niente di più falso: probabilmente anche Jack lo Squartatore aveva in sè il dono del genio. E’ una verità che – in coscienza – conoscono bene tutti, ma che si tenta di ignorare volutamente, preferendo anteporre il sogno alla realtà. Forse il ragazzo di Marsiglia non trovava la grande tranquillità che consente eccezionale visione di gioco dentro un cuore immacolato, ma traeva profitto dal quel pizzico di rabbia e di cattiveria che vi si annidavano da sempre. Che c’è di strano in questo?

Il sogno del campione dal cuore grande così è talmente radicato e istintivo da offuscare la mente. In realtà, sappiamo bene che anche una emerita testa di cazzo può essere un grande campione, un fenomeno assoluto, un esempio di eccellenza. La storia è piena di casi del genere, ma la liturgia dei posteri ha sempre teso ad una idealizzazione talmente spinta da sfigurarli totalmente.

Zidane giocava la sua ultima partita in campo. Molti hanno scritto che ha rovinato una grande carriera, ma siete proprio sicuri, cari giornalisti, che – dopo aver appeso le scarpe al chiodo – avesse veramente intenzione di iniziare la carriera di Santo protettore?
Siete proprio sicuri che lui, nel suo animo schivo e burrascoso, avrebbe docilmente accettato il peso di recitare a vita la parte del supereroe buono per grandi e piccini?

Il fatto che lui abbia probabilmente detto un certo numero di stentati sì a chi gli stava organizzando la carriera post-calcistica e la gloria eterna nei secoli dei secoli non significa un bel niente. Cosa si agitava nel suo inconscio in quella serata a Berlino?
Quali atroci dubbi lo stavano consumando?

Era proprio sicuro di voler essere ricordato in quel modo e soprattutto con tutta quella stomachevole enfasi?

Con l’imprevedibile testata a Materazzi l’antieroe si è ripreso sè stesso. Si è scrollato di dosso la stupida calzamaglia modello Marvel Comics e ha indossato di nuovo la sua abituale maschera di ghiaccio. Ha buttato un’occhiata cattiva al pubblico e alla panchina, e – probabilmente – ha respirato profondamente come fa colui che si toglie dalle spalle un macigno portato – senza troppa convinzione – per troppo tempo.

Ha scritto oggi l’Equipe, principale quotidiano sportivo francese: “Cosa dovremmo dire ai nostri bambini e a tutti quelli per cui sei diventato un modello da imitare? Com’è potuto succedere ad una persona come te?”

Ma sui suoi pensieri, Zidane non dirà nulla. E’ solo concesso immaginarli.

Non sono Superman. Non sono un nobile guerriero. Non sono l’esempio da seguire. Sono solo un ragazzo berbero di Marsiglia che tirava calci al pallone per non pensare a tutto il resto. Sono più ombra che luce, più notte che giorno. Insomma, rassegnatevi: non sono Michel Platini. Sono semplicemente Zinédine Yazid Zidane e vorrei, se permettete, restarlo ancora a lungo.

Paul Olden


Una risposta a “Zidane, l’antieroe

  1. Perennemente Sloggata

    posso linkarti al mio blog? mi sembra interessante passare a leggerti.

    questo, seppur non giustificando il gesto, è un post umano e ragionevole.

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