Non pensate a un elefante

09.03.2005

Se è vero che ci sono letture che possono cambiarti la vita, credo proprio che questo sia uno di quei casi. Su Internazionale di questa settimana c’è un articolo firmato da un oscuro linguista di nome George P. Lakoff che inizia con un giochino di una potenza fulminante: “Provate a non pensare a un elefante” , ordina il professore ai suoi allievi. Ebbene, provateci anche voi: non pensate a un elefante.

Il perchè sia cosi’ difficile riuscire a non pensare a un elefante quando qualcuno ci ordina di farlo è il punto di partenza per una riflessione che apre orizzonti molto interessanti.

L’elefante aiuta Lakoff a spiegare il meccanismo dei frame che vengono a crearsi nella nostra mente: in sintesi, ci sono parole che evocano obbligatoriamente concetti, processi mentali, sequenze di pensieri.

Ci sono parole potenti per natura che vivono una vita propria dal momento che entrano a far parte dei nostri pensieri, e sulle quali la nostra coscienza ha ben poco controllo.

Il professor Lakoff porta un esempio illuminante: i Repubblicani americani hanno usato l’espressione “Sollievo fiscale” per definire il progetto di taglio delle tasse.

Ora – spiega Lakoff – è chiaro che la parola “sollievo” è tremendamente evocativa, per cui è in grado di generare un frame nella mente di chiunque.

Il sollievo implica un oppressione, dunque chi attua un sollievo nei mei confronti è un eroe che viene a salvarmi e chiunque si opponga a ciò è un bastardo figlio di puttana che mi vuole male.

Interludio: so bene che sto spiegando le cose in maniera approssimativa, ma questa faccenda è una di quelle cose che ti fanno esclamare “beh, è chiaro, ci ero arrivato anche da solo”.

Col cavolo però. Hai voglia a dire che ci eri arrivato da solo: visto che non avrei mai potuto spiegarlo con un centesimo della lucidità e della chiarezza messe in campo dal prof. Lakoff, è chiaro che non ci avevo mai capito una mazza.

Dunque, si parlava del “sollievo fiscale” del governo repubblicano USA.

Lakoff fa notare che l’espressione “sollievo fiscale” è stata subito accettata anche dall’opposizione, che, usando questa espressione nelle affermazioni fatte per criticarla, ha accettato la struttura di pensiero proposta dai repubblicani, ripetendo lo slogan e quindi aiutando inconsapevolmente il “nemico” a intrufolare il frame nella mente degli americani.

Dall’analisi di Lakoff si evince dunque che l’unico modo efficace per contrastare un idea proposta utilizzando il meccanismo dei frame è negare i frame stessi, superarli, o al limite ribattere con frame di senso opposto.

Spesso e volentieri, invece, si accettano le strutture di linguaggio proposteci fino al punto di diventarne succubi. (Lakoff fa notare che, pochi mesi dopo, anche i Democratici americani avevano un loro piano di “sollievo fiscale” alternativo).

Accettare il linguaggio di chi si vuole contrastare equivale a perdere la partita, senza via di scampo.

Anche nello scenario nostrano si possono fare molti esempi efficaci riguardo a questo meccanismo:

Pensate per un attimo alla “devolution” bossiana.

“Noi siamo contrari alla devolution” , per esempio, è un espressione perdente. E’ chiaro che cosi’ dicendo si accetta il frame proposto da chi vorremmo contrastare.

“Devolution” , per un italiano medio, è un termine evocativo: pensate intensamente “devolution” e vedrete sfrecciare il futuro davanti a voi, il frame mentale vi mostra computer veloci, dvd, schermi al plasma, modernità, il nuovo che avanza.

L’inglesismo “Devolution” nella mente di un italiano medio evoca qualcosa di moderno, di positivamente innovativo.

Perciò “sono contrario alla devolution” è un affermazione perdente, perchè ottiene solo il risultato di ripetere ancora una volta la parolina magica, con tutti gli annessi psicologici connessi, a tutto vantaggio dei suoi propinatori originari.

Il fatto che vi affanniate a spiegare che questa modernissima devolution rischia di creare 30 parlamentini autonomi con 30.000 portaborse, 300.000 adetti stampa e un numero di marche da bollo e scartabellamenti vari da far impallidire Kafka, a questo punto è totalmente ininfluente.

Il meccanismo dei frame linguistici è potentissimo: pensate solo alla potenza di “Casa delle Libertà” , che coniuga e concentra due super-mega-evocazioni: la casa, cioè l’immagine più rassicurante che sia possibile evocare, e la libertà, ovvero il sempre agognato obiettivo che finalmente nessuno possa piu’ romperci i coglioni.

Sottrarsi alla potenza di un frame mentale del genere è quasi impossibile. A meno di non trasformare la frase negandola e rivoltandola contro chi l’ha pronunciata. Esempio:

Affermazione: “La Casa delle Libertà taglierà le tasse”.

Controaffermazione: “Il Tugurio della Costrizione vi farà pagare un sacco di servizi che oggi avete gratis”.

Insomma, c’è chi questo meccanismo ce l’ha nel sangue (il venditore, il pubblicitario, il politico del Tugurio della Costrizione, l’ex suonatore di pianoforte in crociera palazzinaro amico dei tangentisti) e c’è chi, come me, lo dovrebbe imparare per forza, non foss’altro che per legittima difesa.

E’ qui che si aprono le grandi prospettive: impariamo il meccanismo dei frame e riusciremo a strappare il mondo dalle mani dei cinici piazzisti della nuova destra.

Dobbiamo imparare a rivoltare gli slogan che ci vengono propugnati, a trasformarli in boomerang , a rispedirli al mittente rendendo pan per focaccia.

Non riusciremo mai a non pensare all’elefante ma, come minimo, dovremmo smetterla di permettere che l’elefante si metta comodamente a sedere col suo grosso culo sulla nostra faccia.

Paul Olden

P.s. – Tra le altre cose, ho trovato una combinazione leggermente inquietante il fatto che il simbolo dei Repubblicani USA sia, indovinate un po’… Un elefante!

P.p.s – L’articolo di Lakoff su Internazionale di questa settimana comprende anche una arguta riflessione sulle differenze intrinseche tra i valori della destra e quelli della sinistra. Anche questa parte dell’articolo è chiaramente imperdibile.

Una risposta a “Non pensate a un elefante

  1. Un altro dei possibili esempi della sottovalutazione del linguaggio da parte della sinistra (sinistra, beh, insomma, si fa per dire…): tra gli obiettivi del Governo Prodi, uno dei più sbandierati era la cosiddetta riduzione del cuneo fiscale. Che uno si chiede: “Cuneo? D’accordo, ma Novara niente?”

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