Oggi

Segna il corpo questa viva scalfittura
del sentire, scava piano, coerente
nel continuo demolire quegli impianti
di certezze a fatica costruiti in una vita.
Tutto annega nello spazio di un momento
alla vista del contesto (panorami ormai costanti
di soggetti in corpi ondivaghi e smarriti
la precisa complessione di una massa
e al contempo corpi soli, sezionati,
trascinati come rami nella scia della corrente).
Levo gli occhi e mi rilascio con la schiena:
ogni stella, ogni stella in cielo è un Sole.
Tutti in fondo abbiamo l’anima, un abisso.

Un politico (invettiva)

Monta in petto un vero senso di sconforto
un reciso calco ruvido all’aorta,
la coscienza che qualcuno di tal fatta
possa incidere davvero sul destino
di milioni di persone. Ecco, vedi,
ci vorrebbe una coscienza
che comprende un senso alto
che considera le molte conseguenze
che rifiuta di decidere al Bar Sport
(che sia fisico, o virtuale). Pensa, adesso
facci caso: quale danno sta facendo
questa vaga inattitudine al pensiero più profondo,
ai passaggi successivi della mente?
La pigrizia cerebrale è un’arma impropria:
fa dei danni, reca il male.
Alla lunga muore gente.

Il percorso

Poi magari sembra facile
espletare l’esercizio che è dovuto
farsi attivi, anche distinti
tanto dentro come fuori
pronti all’apice del monte di noi stessi
di quel tanto che è concesso
reiterato e ribadito
come scritto dalla nascita nel libro
come il nostro camminare
l’impuntarci come i muli
sopra ispidi sentieri di pietrame
posta l’anima nel basto,
ora afflitti o vagamente speranzosi
e si va su, la testa bassa
chiusi dentro la cordata
si procede incespicando qualche volta
si prosegue come spinti da una nobile condanna
e chi è vivo nonostante
e chi scala la parete senza brama della cima:
l’occhio è fermo sul momento,
sulla roccia, sull’inciampo
sopra al fosso da scansare.

Parresia

Ho ritrovato questa cosa qui, che avevo scritto anni fa.

“Parresia”

Parresìa è una parola greca e, come accade per la maggior parte dei termini del greco antico, non è facile rendere in italiano la complessità del significato.
In un certo senso si potrebbe tradurre con “dirla tutta, parlare senza peli sulla lingua”, ma resta comunque una definizione limitativa. E’ parresia il lasciar scorrere fuori esattamente ciò che si ha dentro, senza calcoli di convenienza o di interesse personale; è parresia il dire la verità, non mentire, non adattare le proprie opinioni all’occorenza, ma esprimerle con forza e dignità, senza alcun timore.
Come evidenziava benissimo Umberto Galimberti un un vecchio articolo per Repubblica, la radice di Parresia si è persa nei secoli, e questo è un segnale evidente della direzione intrapresa dalla cultura occidentale. Così, mentre è andata smarrita la parresia, ovvero il parlare schietto, anche in presenza di potenti e senza temere le conseguenze, il suo contrario, cioè la frenesia ( phronesis ), ovvero la furbizia, l’arrabattarsi in sistemi e strategie per ingannare il prossimo, ha mietuto secoli di successi fino a giungere ad idendificare perfettamente l’essenza della nostra società. Una società frenetica , tribolante e ansiosa, dove “parresia” è un termiene sconosciuto ai più , così come lo è la pratica della virtù corrispondente.

La caduta

– La Caduta –

L’avevi già incontrato questo giorno

lo vedevi come l’ombra sul selciato

tante volte nei tuoi sogni, le visioni

che fiorivano, dissociate dai motivi

retrostanti, impertinenti. Adesso lo sai bene

che aver fatto barra dritta in questi anni

è stato futile, anzi peggio: ora scopri

che era molto quell’impegno ma in complesso

malriposto. C’era il caso di piegarsi al cambiamento

e di accoglierne il terrore, farlo amico,

darsi in pasto all’imprevisto. Oggi cadi

come muore il tronco antico sotto il colpo della scure

e ti scopri solo buono per far legna da camino.

Fiamme alte, un fumo bianco, poi più niente.

Uomo in mare

E quest’uomo cerca il mare
come approdo e per salpare
l’intenzione di coprire certi affronti,
quei livori tangenziali
nell’involgere del tempo
dissipato a stare male.
Taglia l’aria nel sentore di salmastro
l’urlo bianco di un gabbiano.
C’è un tremore all’orizzonte, più lontano
c’è un traguardo che è rivalsa,
e un po’ morire.

Siamo Noi (Golconde)

Ci declinano in pioviggine
per passare inosservati
detto questo:
siamo noi la proferenza
siamo noi la decisione
salmodiata per procura
fatta e imposta e differita.
Stanno qui nell’ampia tasca
dei cappotti di grisaglia
certe oniriche patetiche speranze
che talvolta vaneggiate.
(Questo a volte lo pensiamo
ad alta voce) e perentori
senza tema di smentita dichiariamo:
siete vermi che s’ingozzano d’asfalto
di città dal ventre molle, vi saziate
di veleno, poi strisciando rantolate.
Noi dall’alto con diletto vi osserviamo.

C’è Sanremo

Di là, oltre le tende

del teatro démodé 

torna in scena questo show sopravvivente 

uso a leve un po’ sgualdrine

sempre pronto a pizzicare corde agevoli

che non possono fallire. 

Un pochino di tragedia, 

due manciate di commedia

e non manca l’occhiolino

per la moda della trap. Bolso e sfatto

il carrozzone va avanti da sé

inseguito dal codazzo

degli adepti cartonati, pronti a tutto

pur di vivere all’indietro, come i gamberi

che rivolgono al tramonto

in perfetta decadenza, 

nel ricordo dei bei tempi, nel terrore 

dell’incognita futura (e da ciò rassicurati)

strenuamente abbarbicati 

sull’incedere liturgico 

che discende da una scala

dalla barba di un maestro 

dalle pieghe finemente lavorate di un vestito di lamè.

Glam Pusher

Oggi è uscito con i pattini

col foulard di seta e strass legato in vita

una massa di capelli nella coda

e un filino di matita. Guarda avanti, sfreccia via

punta sempre con il naso sulla prossima fermata:

– Un quartino? Trenta euro, tesorino.

Qualche volta c’è da dire

che La Morte ha un certo stile.