Mai ‘na gioia

Nell’incedere c’è un passo vitruviano

arco inflesso che fa d’abito alla vista;

nel cappello a tesa larga ben piegati

dei progetti scritti a china, completati

nelle notti del postribolo di palta

col viavai di certi ometti

alti un palmo e una michetta

fra stridii di voci acute da soprano.

Si fa largo sciorinando cento denti,

lancia un grido: “Sacripante!”

Mai un garbo ne rinviene.

Mai ‘na gioia dentro ar core, si ripete.

 

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