A Silvia

Nel giardino della timida villetta

barricata a bordo strada – io Zigano

ti spiavo nei riquadri del cancello, ti vedevo

addossarti al passeggino della bambola di pezza

con le spalle appena curve, i gesti attenti

nel presagio di una madre premurosa.

Si diceva che eri stata tanto amata

come un dono troppo atteso si risolve in un tesoro

da tenere in cassaforte. Come un lampo

venne il fischio delle gomme sull’asfalto:

fu un ragazzo di vent’anni con il Turbo appena preso

a strapparti dalla gabbia e dalla vita.

Silvia! Silvia! – è un rimpianto troppo grande

non averti mai rapita con la voce

per portarti nel mio prato d’incoscienza

a farti grande con le mele da rubare;

poi di corsa, a perdifiato, andare via

che c’è ancora tanto tempo per giocare.

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