Casadio Marino, medaglia d’oro

Ha detto il Capitano che serve un coraggioso. Faceva prima a dire un pazzo. Ha detto: «serve un volontario per una missione di vitale importanza, per la battaglia, per la guerra e per la patria!» , e prima di dirlo si è schiarito la voce. Non c’era niente da schiarire nella sua voce, io lo so. Ha fatto quel grugnito col pugno davanti alla bocca, gonfiando il petto e raschiandosi la trachea, solo per darsi un mezzo contegno, perché non è facile essere marziale con la merda nei pantaloni e i pidocchi panciuti che ti festeggiano in testa.
Ha detto che serve un coraggioso, ma faceva prima a dire Marino, vieni tu. Lo vedevo che mi guardavano già tutti, di sottecchi, come i ladri: Marino, a te che ti costa. Matto lo sei sempre stato, almeno stavolta farai il matto per qualcosa, scommetto che pensavano.
Io è vero, matto lo sono sempre stato, ci sono nato con il bernoccolo dei matti. Però non sono più matto come prima: ho diciassette anni, sono dodici mesi al fronte, sono un matto diverso.
Un anno fa l’avrei fatto ridendo. Avrei detto: «Capità, ci va Marino in missiò! Che ci vo’?» e sarei corso in mezzo alle granate, saltellando sulle mine, rispondendo col fischio alle grida delle schegge. Ci vado. Certo che ci vado. E chi ci deve andare? Marino ci va in missiò, Capitano, eccomi pronto a servire la Patria, comandi. Però ci vado diverso, perché sono un matto nuovo, adesso.
Sono un matto che sa che la guerra poi finisce, e siamo tutti allegri, e beviamo e pensiamo alle donne. E si torna a casa, chi una casa ce l’ha. Io c’ho solo l’istituto, e quelle cornacchie di suore. La festa la faccio con loro? O con i miei compagni orfani e matti come me che ci pigliamo a sassate?
Se mi salvo dalla guerra, mica mi salvo dalla vita mia. Va a finire che dopo una fatica ne comincia un’altra peggio. Almeno qui per tutti sono Marino, Marino il matto. E mi dicono «Bravo Marino, tu sì che c’hai il coraggio!» e io sono contento.
E allora questo matto la missione la fa, Capitano. Che è meglio un giorno da leone, come si dice… insomma: eccomi qua. Comandi!
«Bravo Marino! Guardate tutti questo ragazzo: non ha ancora la barba ed è già più uomo di tutti voi!»
Il Capitano ha detto che si tratta di andare stanotte di là, oltre la maledetta collina, dove c’è la strada statale che porta al paese. Devo consegnare il messaggio. Tornare. Sparire. Vivere. Morire. Non posso nemmeno fare finta di essere un cinghiale, che il nemico crepa di fame e mi spara il doppio.
Ma io il cinghiale non lo faccio. E nemmeno il coniglio. Faccio Marino, io, ecco. E se mi sparano, se mi prende la granata, faccio Marino morto. Pazienza.
Comunque vada a finire, vivo o morto, per tutti sarò Marino, l’eroe coraggioso. Ma io lo so che non è vero: non sono più coraggioso di voi, sono solo più stanco. Voi la guerra la fate da un anno, e siete stanchi che vi viene da piangere. Io la faccio da diciassette, la mia guerra, e ormai non piango più.
Marino è pronto, Capità. Viva l’Italia.​

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