Una gita al palazzo

Ecco il mio modesto contributo a #TifiamoAsteroide. Il Pdf dei 100 racconti della raccolta letale contro il governo Letta è scaricabile aggratis qui:

http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=13891

Il mio racconto è a pagina 219, ma puoi anche leggerlo integralmente qui sotto:

[…] Gli studenti, accompagnati a Palazzo Montecitorio, incontreranno i deputati e assisteranno in diretta alla seduta dell’Assemblea, dalle tribune del pubblico. Gli studenti inoltre saranno ospiti per il pranzo presso il ristorante al sesto piano con vista sul Pantheon. Insomma, una vera full immersion nella vita parlamentare del nostro paese. […]

11 luglio 2013, ore 10:00
Quelli, i miei compagni, fanno casino, non badano a niente. Io invece lo so che non devo leggere in pullman, ogni volta ci casco. Io il viaggio in pullman lo patisco, ci sto male. Mi sono messo a leggere il foglio con il programma della gita, così, tanto per fare. A me di far casino, di cantare lebiondetreccegliocchiazzurrieppoi e cose così non me ne frega. Ci sto male sul pullman, mi prende allo stomaco.
Siamo partiti da Bagnara che faceva ancora buio. Gita a Roma con visita al Parlamento. Fico, ho pensato: ci portano a vedere dove si fottono i soldi grossi. Quelli sì che c’hanno la cazzimma. Noi da Bagnara a Roma ci facciamo la Salerno-Reggio Calabria, e sono cazzi. Così, tanto per passare il tempo, ho già contato sedici tipi di asfalto diversi. E mancano ancora buoni cinquanta
chilometri. Mio zio Carmine ci ha lavorato su questo nastro di asfalti: stava nella Soc.de.sca.li, grossa società edilizia che il padrone vero lo sapevano tutti che era u Zi’ Cescu.
Ore 11:30
Minchia che bella piazza, una volta sì che le cose le facevano bene. Scendiamo dal pullman (finalmente, io per poco mo-ri-vo di nausea) e il prof. Garibaldi ci dice di stare tutti uniti che perdersi è un attimo. Penso che lui si è perso trent’anni fa e manco se n’è accorto, comunque ubbidisco e m’implotono come gli altri. Perché a me questa cosa di visitare Montecitorio, lo devo dire, davvero mi interessa.
All’ingresso ci sono dei tipi scuri. Tutti scuri completamente: la faccia, i capelli, gli occhiali e il vestito (cravatta compresa). Non ho capito cosa hanno chiesto al prof, ma poi ci fanno entrare. Laura Galati – solita secchiona di merda – dice che gli affreschi nel corridoio sono di… boh, non ho capito di chi.
Ore 12:00
Figata l’”emiciclo”. Io non l’avrei detto che il Parlamento era così grande. Qui dove stiamo seduti pare la curva sud, però dice il prof che non si può urlare. Adesso c’è uno che parla e la Presidente gli dice: «Deputato, deve chiudere». Tosta la Presidente, per essere una donna.
Ore 12:45
A salire con l’ascensore abbiamo fatto un casino. Cirimele Antonio faceva gli scherzi coi bottoni che il coso andava su e giù e le ragazze gridavano aaaaaaahhhhhh! Daaaaaiiiii!!! (Cirimele Antonio è uno che con le ragazze ci sa fare). Poi è venuto uno con la giacchetta bordò e ci ha schiacciato i bottoni lui, facendo anche una faccia di rimprovero che secondo me il prof si è sentito una cacca. Alla fine al sesto piano ci siamo arrivati. È figo forte, il sesto piano: c’è la vista dalla vetrata, e sotto vedi cose. Dice il programma che si vede il Pantheon, dalla vetrata.
Ore 12:55
Noi ci siamo seduti tutti, senza problemi. Il ristorante è una cosa gigante che ci fai due matrimoni di quelli tosti nello stesso giorno, se vuoi. Camerieri ne vengono come piovesse. Io a uno c’ho chiesto i grissini e lui subito, veloce, ne ha portati di tre tipi. Il prof ci dice zitti. Ci fa cenno con le mani. Si sbraccia come uno scemo. Che c’avrà?
Dice che quello lì è Enrico Letta, il Presidente del Consiglio, Capo del Governo di Larghe Intese. È venuto qui a pranzare, normale. Adesso che lo vedo mi viene in mente: forse la sua faccia una volta l’ho vista sul giornale, tipo il giorno che lo hanno messo a Presidente. Però così alto non ce lo facevo: è pennelone proprio. Comunque secondo me questo Letta ha la faccia di uno che ti viene a salutare e poi dice cose tipo «Voi giovani siete il futuro!», cioè quelle cose che io mi caco il cazzo a sentirle. Invece no, si è messo in fondo, vicino alla vetrata. Al tavolo con lui ci sono delle persone, quattro o cinque, tutte elegantose con la giacca e la cravatta. Ho sentito qualcuno che diceva che uno di quelli è suo zio.
C’è sempre uno zio che comanda, anche a Bagnara è così: comanda tutto U Ziu. Alla fine tutto il mondo è paese.
Ore 13:00
In questo ristorante c’è una musica strana. Adesso ci chiedo al prof che roba è. «Prof, che musica è questa?». Dice che a lui gli sembra Stokausen, vabbe’, una cosa così, io non lo so come si scrive. Il prof è uno che di musica ne sa, teneva l’abbonamento all’opera lirica.
Stochaussen, boh, o comeminchiasidice, a me fa venire la stessa cosa del pullman. Una cosa di stomaco. Che fa adesso Carmelina? Tutto il giorno che non mi caca e adesso mi dà le gomitate? Dice Carmelina che fuori dalla vetrata si vede una luce strana. Io dico è il sole, ma lei dice no: dice che è una luce incredibile. Anche il prof fa segno fuori.

***

Quella luce, se vedevi fuori, t’abbagliava. Oh, ballavano anche i lampadari! Tutti eravamo agitati, e più di tutti il prof. Pure i camerieri: si erano messi tutti in fila alla vetrata, e non lavorava più nessuno. Gli unici fermi, noncuranti, erano quello lì, Enricoletta, e suo Zio. Loro non si erano mossi: bevevano sorsi d’acqua e parlavano tra loro, ma non capivi cosa dicevano, anche per via del sottofondo musicale.
È stato in quel momento lì che è arrivato l’asteroide. Io mi ero messo riparato sotto al tavolo già un po’ prima. Mica sono scemo io. Io, a Bagnara, sono nato, eh. Dopo il boato assordante, con le orecchie che fischiavano, sentivamo ancora quella musica. Dove fino a un istante prima si trovava Enrico Letta, capo del governo di larghe intese, si apriva una spaventosa voragine. Dall’enorme cratere si levavano nubi di fumo nero.

 

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