Grumi – Racconto breve

Grumi

(Scritto nel dicembre del 2011)

A quarant’anni ero una donna di successo. Il mio lavoro di copywriter per una famosa agenzia pubblicitaria milanese mi dava enormi soddisfazioni. Ormai ero il vero punto di riferimento dell’azienda: decine di persone pendevano letteralmente dalle mie labbra.
Ero bellissima, spigliata, fascinosa e carica di adrenalina. Percepivo la realtà come una massa informe da plasmare a mio piacimento: ogni desiderio, ogni aspirazione era alla portata, e ne gustavo il sapore con largo anticipo. Stavo cavalcando la tigre, e mi piaceva da morire.
Nella vita privata non potevo lamentarmi: un marito affettuoso, due figli pre-adolescenti bravi a scuola e nello sport, una villetta niente male arredata a modo mio, un labrador femmina di nome Bessy e un gatto Blu di Russia alle soglie della vecchiaia che sonnecchiava sul divano.
Non eravamo la famiglia del Mulino Bianco: eravamo parecchio di più. Serenità e soddisfazioni in quantità industriali.
A quarant’anni, improvvisamente, iniziai a balbettare. Non avevo mai avuto alcun problema di quel tipo; mai, nemmeno da bambina. Un giorno, come colpita da un segreto incantesimo della strega cattiva, iniziai a incespicare sulle parole.
In cucina Luca, mio marito, stava preparando il caffè. Il mio buongiorno fu un disastro. Rimasi sulla B per interminabili secondi, poi conquistai finalmente la U. La O e la N furono un tuffo disperato, per poi arrampicarmi caparbiamente sulla G, dove dovetti fermarmi un tempo lunghissimo a rifiatare. Infine, presi la I, la O e la R in un solo colpo, come un’insperata conquista. Il “NO” finale fu come una caduta al suolo dal secondo piano durante un incendio: dolorosa ma liberatoria.
Luca mi guardò strabuzzando gli occhioni neri. Mi chiese se stavo bene. Provai a rispondere, ma ormai ero terrorizzata. Cosa succedeva alle mie parole? Nella mente erano chiare, sciolte e guizzanti come sempre. Cosa accadeva nel tragitto dal cervello alla lingua?
Pensavo questo mentre continuavo a fare penosi tentativi. Luca era paziente e gentilissimo. Di tanto in tanto mi sorrideva dicendo che lo stress può fare brutti scherzi, che avevo bisogno di una vacanza.
Una settimana in uno dei migliori centri benessere d’Italia non servì a niente, se non a far crescere ancora di più il mio imbarazzo.
Tornai in città e presi appuntamento da una logopedista. Disse che ero un caso raro, ma non unico. Mi prescrisse degli esercizi complicati e assoluto riposo per scaricare lo stress. Tutto inutile.
La TAC, l’encefalogramma e il check-up generale che avevo assolutamente voluto fare nella migliore clinica privata del Canton Ticino non rivelarono alcuna patologia. Ero sanissima e in perfetta forma fisica, però balbettavo paurosamente. Mi consigliarono di vedere uno psicologo. Corsi dal migliore sulla piazza. Dopo tre mesi di psicoterapia a prezzi scandalosi per ogni ora di colloquio tutto era come prima, se non peggio.
L’ultima spiaggia fu lo psichiatra. Dopo sei mesi di terapia con ansiolitici e antidepressivi avevo l’aspetto di una sessantenne, le gambe gonfie per la ritenzione idrica, occhiaie spaventose e un leggero tremore alle mani. E continuavo a balbettare.
Una mattina buttai tutte le pillole (e le relative ricette ripetibili) nella spazzatura. Dopo due mesi ero di nuovo in forma e guardarmi allo specchio era ritornata ad essere una cosa sopportabile. Però balbettavo come una mitragliatrice.
Succedeva spesso che facessi lunghe passeggiate da sola, senza meta. Era un buon modo per non dover parlare con nessuno per qualche ora. La mia voce ormai mi era insopportabile, quindi tacevo tutte le volte che potevo e camminare mi faceva pesare meno lo sforzo. Quel giorno andai al piccolo parco vicino casa e mi sedetti su una panchina.
Fu lì, su quella vecchia panchina sporca di guano di piccione, che conobbi la persona che mi avrebbe cambiato la vita. Ci parlammo per caso, pura cortesia da parte sua, riflesso condizionato di una buona educazione borghese da parte mia. Poi, piano piano, le parole vennero da sole e il tempo si dilatò: credo di aver ripercorso tutta la mia vita in venti minuti di conversazione. Alla fine di quella breve conversazione scoprii che non balbettavo più. – Avevi un grumo di parole mai dette che facevano da tappo – fu la sua diagnosi. Capii improvvisamente che i miracoli sono cose di questo mondo: quando tra due persone si crea un così elevato grado di intimità e comprensione profonda qualunque problema può essere risolto in un magico istante di calore.
Ci amammo subito, con la passione degli amanti che si ritrovano dopo lunga attesa. Il sesso la prima volta fu meraviglioso: toccai il cielo con tutta me stessa, un’esperienza trascendentale che non avrei mai immaginato di poter provare. Compresi quello che era vero: per tutta la vita avevo scambiato la comodità per felicità. Questo, e solo questo, era vivere, vivere davvero.
Da cinque anni io e Sofia stiamo insieme. Conviviamo felicemente in un appartamento in affitto in zona periferica. Il sesso è sempre fantastico, il gatto mi ha seguita, il labrador invece l’ha voluto lui. I miei figli ci hanno messo un po’, ma poi hanno capito. Il lavoro oggi è molto meno elettrizzante: ho pagato molto cari i due anni di assenza. Però in caso di necessità potrei sempre trovare un secondo lavoro come speaker o doppiatrice: adesso la mia dizione è davvero perfetta.

Lascia un commento

Archiviato in Libraggi

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...