Archivi del mese: marzo 2013

Beppe Grillo è fascista? Dieci punti per riflettere

1) E’ insofferente a qualsiasi trattativa o compromesso, si ritiene depositario della verità.

2) Insulta tutti gli avversari, nessuno escluso, arrivando a disumanizzarli (li chiama “casi psichiatrici”) e mediante l’uso di nomignoli svalutanti. Include tutti gli avversari in una unica categoria (La Casta e i suoi servi) , praticando la dicotomia noi/loro.

3) Ha una visione autoritaria del potere: ritiene di essere il capo (poiché assolutamente legittimato per acclamazione) di un movimento che spazzerà via tutti gli altri e riuscirà finalmente a governare da solo. Il movimento è suo. (visione personalistica del potere)

4) Non si pone il problema di essere espressione di chi lo ha sostenuto, ma parla pensando ai suoi elettori come espressione di sé stesso, dando per scontato il loro sostegno su qualunque cosa dica.

5) Presenta sempre le sue proposte di riforma come logiche, ovvie, semplici e facilmente attuabili. (e chi non le approva al volo è “vecchio” , “corrotto”, “morto”, o stupido.)

6) Da mesi migliaia di suoi iscritti e simpatizzanti chiedono lumi sul tanto promesso Liquid Feedback, ovvero il famoso “uno vale uno”. Lui non si degna nemmeno di rispondere a queste richieste, è ovvio che non c’è nessuna urgenza di verificare se i suoi sostenitori approvano le sue assolute verità.

7) Odia la stampa nazionale. Non accetta contraddittorio in pubblico.

8) Ha un atteggiamento tipicamente fascista sui rapporti internazionali: è al tempo stesso autarchico (euroscettico, anti-euro ecc. ) ma anche imperialista (sogna il cinquestelle come “format” esportabile in tutto il globo, ovvero vede l’estero come un territorio conquistabile).

9) Ha un atteggiamento machista, che si esprime con il turpiloquio, l’insulto, il dileggio, la voce alta, i vaffanculo a destra e a manca.

10) E’ assolutamente dispotico con i suoi collaboratori (sottoposti): chiunque di loro metta in dubbio il suo verbo, oppure di fargli un qualche tipo di concorrenza nella leadership viene cacciato, epurato.

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Le complicanze della semplificazione

Radio 3 – Dibattito con l’intervento di Wu-Ming1

 

– Do you still consider yourself a comedian?

– An extraordinary one

(Ultima risposta di Beppe Grillo nell’intervista pubblicata oggi dal Time)

Nel dibattito radiofonico (clicca qui sopra per ascoltarlo, è interessante) ho intercettato una frase che ritengo fondamentale: “C’è un rifiuto generalizzato della complessità.”
Questo dice tutto. Il successo di Grillo è il successo di un semplificatore estremo, di un personaggio visto come salvifico proprio perché semplificatore, capace di svilire, di iper-semplificare caparbiamente anche il non semplificabile. Quando dice “Abolizione delle province” scatta l’applauso degli adepti, salvo poi – se l’operazione divenisse mai realtà – fare dei distinguo in merito alla “mia” provincia, quella che c’ha la storia… che serve… che poi ci lavora dentro mio cuggino. Peggio ancora sull’accorpamento dei piccoli comuni, sai i campanilismi… accorpiamoli tutti, tranne il mio e quello di quegli stronzi di Casal Fregnone, che proprio non si può, non è cosa.
Ma a Grillo temo tutto questo non interessi granché: il suo scopo è già raggiunto, non è in fieri. Egli è l’attore, il Narciso che ha strappato l’applauso, per lui il mezzo stesso è il fine, perciò è già raggiunto. Lui sta nella fase del godimento, nell’atto dell’inchino che cela il sorriso sornione del mattatore. Diverso discorso per Casaleggio, che è di fatto il suo produttore. Lui è matto proprio, teniamolo d’occhio, sarà interessante.

p.s. – riapro questo blog , dopo molti mesi, perché – appunto – la situazione è complessa, al punto che né uno status di facebook, né tantomeno un post di twitter, possono abbracciarne i contorni e le sfaccettature. Non possono per loro limite intrinseco: sono mezzi di semplificazione, ottimi per abituarci ad un livello di pensiero “leggero”, soffice. Proprio quello di cui NON abbiamo bisogno.

 

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