Video killed the radio star

Da tempo non guardo più la televisione. Mi fa paura. E’ un medium diabolico che ti propina roba insulsa per venderti cose ancora più insulse. L’impatto della televisione sulla società è devastante: appiattimento del pensiero, sottomissione al marketing, livellamento del gusto, distruzione del pensiero attivo in favore del meta-pensiero passivo.
In televisione appaiono persone, si vede gente come noi, con braccia e gambe, occhi, capelli (non tutti) , lingua, denti, saliva, umori vari e gas intestinali annessi. Eppure essi appaiono come aliene esistenze di perfezione prive delle umane bassezze. Bisogna sempre ricordarsi che non è così: nessuno sfugge alla poca eleganza del genere umano. Siamo primati, scimmie, scimpanzé ben cresciuti e leggermente più longilinei (non tutti).
La televisione sta lì a negare l’umana infima natura come un pluriomicida che nega l’evidenza. In più, il diabolico contenitore fa tutto questo per un solo motivo: farti credere che sarai salvato dalla tua immonda natura solo se comprerai il prodotto dello sponsor che ha gentilmente offerto tutto il teatrino.

Io la televisione non la guardo più. L’ho abolita dal mio ciclo-vita. Ascolto musica, uso internet (che con tutti i suoi pregi e difetti è comunque un medium attivo, non passivo come la televisione), bevo birra Beck’s perché mi piace (mai visto uno spot pubblicitario della Beck’s , sono sicuro che ne hanno di ottimi, ma io la bevo perché secondo me dove la fanno hanno l’acqua buona).
Tutti vorrebbero apparire in televisione. Immagine del pubblico televisivo: venti milioni di scemi che si piazzano dietro al cronista quando sta girando il servizio e fanno ciao ciao con la manina. Venti milioni di lobotomizzati che passano ore del loro tempo supini in attesa che il siluro televisivo colpisca il loro sfintere.

C’è stato un tempo in cui la televisione aveva la sua utilità sociale: in un Paese di dialetti e campanilismi aiutava ad uniformare lingua e cultura e rinsaldava l’unità nazionale. E’ durato poco, quel tempo. La sua funzione di utilità sociale è spaventosamente venuta a mancare molto presto, e oggi è, al contrario, una vera e propria piaga per la collettività.
I costi poi sono esorbitanti: la TV pubblica paga milioni di euro a puntata (ricavati dal canone) per programmini insulsi che un neolaureato in scienze della comunicazione gli progetterebbe meglio per duecento euro a puntata. La televisione privata paga milioni di euro per programmini insulsi uguali a quelli di cui sopra, ma usando soldi provenienti dagli sponsor che spendono cifre assurde per gli spot, e poi riversano questi costi sui loro pessimi prodotti di consumo che la gente acriticamente comprerà secondo il diktat “visto in tv”.

Ora mi chiedo: quando ci libereremo della televisione? Forse mai. Un sacco di gente fa fatica a mettere in moto il cervello, quindi evita di farlo tutte le volte che può. La televisione non ti obbliga ad usare il tuo cervello, anzi, è felice se lo lasci in stand-by.
Forse attendere che la televisione muoia di morte naturale è speranza vana. Bisogna ucciderla in qualche modo. Si accettano suggerimenti.

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