Archivi del mese: aprile 2010

Voglio andare al mare

Il default della Grecia si è verificato proprio mentre stavo prenotando una vacanza di quindici giorni a Creta. Adesso mia moglie è dubbiosa: c’è il rischio di ritrovarsi nel bel mezzo di una rivolta popolare? E se i manifestanti bloccassero gli aeroporti proprio mentre dobbiamo ripartire?
Da buon padre di famiglia ho fatto anch’io la faccia preoccupata. In realtà ho scoperto di essere piuttosto elettrizzato dall’idea di andare proprio là dove le cose stanno accadendo.
Ho immaginato di starmene sdraiato sulla spiaggia a guardare l’orizzonte pensando cose tipo:

“L’onda della grande crisi europea sta partendo da qui. Nessuno sa ancora se si tratterà di uno tsunami oppure di una burrasca tormentosa e tenace. Quello che è certo è che spazzerà via cose e persone, inghiottirà sciocche convinzioni e disintegrerà granitiche certezze. La risacca si porterà via molte ricchezze e molte cose buone, ma trascinerà con sè anche grandi quantità di immondizia. L’Europa che rinascerà dopo il passaggio della grande ondata potrebbe essere molto diversa da quella che conosciamo”.

Dirò a mia moglie che non c’è nulla di cui preoccuparsi: oggi come oggi non c’è posto migliore per una vacanza.

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Volare. Oh. Oh.

Il nordico vulcano dal nome impronunciabile erutta pacificamente la sua cenere, e la gente casca dalle nuvole.
Come sarebbe a dire che il mio volo non parte per via del vulcano vattelapesca?! Io ho un appuntamento! (o una prenotazione, una riunione, una vacanza pagata…)
Il vero problema è che l’idea di rendere il trasporto aereo un mezzo di locomozione di massa è stata un po’ avventata.
Il traffico che stiamo generando nei cieli è ormai gigantesco, la gente si sta abituando a pensare all’aereo come ad un pullman. Un pullman che brucia tonnellate di kerosene ogni volta che si muove, un pullman che è comunque in azione nell’elemento che per l’uomo è più innaturale: l’aria. Noi, in natura, camminiamo e nuotiamo (male), ma non voliamo, l’aria non è parte di noi, è un elemento per noi infido, estraneo.
Volare è sempre un po’ stare in equilibrio sulla corda. Che poi i nostri ingegneri siano diventati bravissimi in questo giochetto è un fatto inconfutabile, però quando voliamo stiamo sulla corda e usiamo troppa energia, troppo sforzo.
Paradossalmente oggi il trasporto aereo è diventato più sicuro di altri mezzi, proprio perchè, essendo più pericoloso, ha adottato enormi misure di sicurezza, materiali eccezionali per costruire i vettori, software affidabili, procedure ridondanti ecc.
Volare sembra facile, ma non lo è affatto.
Troppe persone oggi fanno affidamento sull’aereo per organizzare la propria vita. Non solo vacanze, ma soprattutto lavoro, impegni, orari precisi di arrivo e ripartenza. Il trasporto aereo di massa ha accorciato le distanze, ma è un’illusione. La distanza è sempre quella, non puoi accorciarla. La fatica e il pericolo di volare non si sono ridotti: siamo solo diventati più bravi a gestirli.

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Il Secolo Giallo

Tigre

Leggo su Internazionale che i Cinesi si sono aggiudicati tutte le recenti aste per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi irakeni. China Petroleum Corporation si è alleata con altri consorzi, in modo da aumentare le possibilità di vittoria, ed ha fatto offerte imbattibili, che gli americani hanno giudicato “assolutamente fuori mercato”.
Gli americani, che avevano invaso il Paese e tentato in tutti i modi di andare a trattativa privata sulle concessioni per i giacimenti, sono rimasti con un pugno di mosche.
Non sono riusciti a pacificare il Paese e non sono riusciti ad avere il controllo del territorio. Ma soprattutto non sono riusciti nell’impresa minima indispensabile, ovvero imporre un governo fantoccio che firmasse quello che c’era da firmare a prezzi da svendita.
La Tigre Cinese deve aver lavorato parecchio nell’ombra prima di uscirsene allo scoperto in modo così eclatante. (eclatante si fa per dire, perchè sarà difficile sentirne parlare al TG1 delle 20.00). Mi appare l’immagine di una grande tigre che procede acquattata, guardinga, facendo brillare gli occhi gialli nell’oscurità e senza produrre il minimo rumore. Poi, un balzo improvviso, fulmineo: la preda è sua. I grandi felini uccidono con eleganza.
Questa cosa vale diecimila “Improvised Explosive Devices” sulle strade di Baghdad. (Oppure qualcuno potrebbe dire che diecimila I.E.D. valgono questa cosa qua). Continua a leggere

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