Io sono uno che a votare ci vado

Questo è un piccolo paese, e c’è gente semplice. Si vota nella scuola elementare, dove porti tutte le mattine i tuoi figli, solo che stavolta sono loro che accompagnano te e non possono entrare.
Di fronte alla porta d’ingresso c’è un vialino, costeggiato dal prato e dai candidati. In pratica tu, per entrare, fai una sfilata tra due ali di pseudo-politici locali, e devi salutarli buongiorno e buonasera. Loro di solito rispondono facendo un cenno col capo e scandendo il loro “buongiorno”,  quasi fosse un ordine.
Superata la prova passerella, ti infili nel corridoio d’accesso alle aule e, mentre vaghi spaesato per capire come funziona stavolta, noti i carabinieri impettiti che ti osservano, come a ricordarti che magari proprio a posto con tutte le leggi e le norme di questo isterico Paese non lo sei neppure tu.
Poi entri, e ti sorprendi ad essere un po’ preoccupato. Però è bello che qui nessuno ti chiede il documento d’identità, che tanto ci si conosce tutti.
Nella gabina (o cabina, chissà) fai il tuo dovere con la matita. Poi ricontrolli. E controlli ancora, che non vorrei mai che me la danno nulla per qualche cavolo di motivo.
Infine, vieni colto dal panico: come cazzo si ripiega? Calma. Razionalità. Ci sono le pieghe di come era prima, basta seguirle e farle combaciare. Se la carta oppone resistenza, allora stai sbagliando. Ritenta. No, cazzo, è venuta che sembra un sofficino!
Devi riprovare, quanto tempo è passato? Là fuori staranno pensando che sono indeciso? Penseranno che sono analfabeta? Ok, facciamola finita. Schiacci la scheda col palmo della mano, con decisione. La carta deve ubbidire: cederà, bastarda. Ora il saccottino sembra una mozzarella in carrozza, è già un passo avanti. A ben guardare, la piegatura è anche leggermente obliqua, gli angoli formano una specie di ventaglio.
Ma cosa vai a guardare! Esci e la imbuchi. E se uno scrutatore troppo solerte allunga la mano per aiutarti, lo guardi sdegnato: faccio da me, sono un votatore abituale, io, cosa crede?
Via, la scheda sparisce nell’urna. Dopodichè, mistero.

3 commenti

Archiviato in Brevinevrosi

3 risposte a “Io sono uno che a votare ci vado

  1. Roberto

    La cosa “buffa” del vialetto che porta all’ingresso è che ti salutano gentili persone che per tutto il resto dell’anno manco ti guardano in faccia.

  2. TipoSinistro

    Piegare la scheda nel modo giusto è stata per me un’ardua operazione: più difficile che scegliere per chi votare.

  3. maria antonietta

    simpaticissima! E’ vero, hai descritto proprio bene tutto, infatti è proprio così come dici tu. Io una volta, avevo in mente di votare un candidato e invece chissa’ come mai, ho scritto un altro nome. Che rabbia!

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