The Hurt Locker: un inutile polpettone propagandista

Dal 1969 gli Americani non sono più tornati sulla Luna. Però sono andati in Iraq.

Ultimamente mi diverte guardare piccoli film italiani. Per criticarne il provincialismo, naturalmente.  All’occorrenza mi ero scaricato “Fuga dal call center” , però – sorpresa – all’apertura del file mi si para davanti l’immagine sfocata di un robottino radiocomandato che va a disinnescare un ordigno. Ah, questo deve essere quel filmone che ha vinto l’oscar, mi dico. “The Hurt Locker” si chiama, ecco. C’è chi sta diffondendo questo film sui server di sharing, cammuffandolo sotto altri titoli come si fa con i pornazzi. Hum. Mi incuriosisco e decido che tantovale guardarlo.

Il film sembra ben fatto e piuttosto realistico (anche se , per qualche strano motivo, pur mostrando il torrido Iraq,  riesce a farmi venire freddo anzichè caldo, ma almeno non ha preso l’oscar per la fotografia).
Raccontato con uno stile nudo e crudo, quasi documentaristico, il film racconta la saga della rude squadra di artificeri Delta, che vaga un po’ stranita tra le sabbie irakene, con i soldati che contano i giorni mancanti al cambio di turno tra sabbia, rovine di cemento e infidi irakeni che li guardano di sottecchi a comporre il quadro completo.
Ecco, nel film l’Iraq non è il Paese di Saddam, non è l’antica Mesopotamia, nemmeno l’ombra dell’antica Babilonia: il film presenta l’Iraq come un paesaggio lunare, un luogo alieno, remoto al punto da doverlo affrontare dotati di scafandrone da astronauta (o da palombaro).
Ho letto recensioni che lo definiscono un film “solido”. Io invece lo definirei più propriamente stolido. Perchè la pellicola ha l’ottusità tipica dei lungometraggi diffusi dall’ufficio reclutamento di un qualsiasi esercito, del genere
Hey, ragazzo, non abbiamo bisogno di pavidi che contano i giorni alla fine del turno. Qui ci vuole gente con i coglioni come palle da bowling!
E i coglioni del soldato protagonista (che è una specie di Michael J. Fox imbottito di anabolizzanti) sembrano essere palle di cannone. Sprezzante del pericolo e pazzo al punto giusto (da sempre, in guerra, i pazzi li chiamano eroi) fa di tutto per essere credibile nel ruolo di mastino del tritolo che deve interpretare, ma ci riesce solo a tratti. Uno è portato a vedere questa cosa come un grossolano errore nel casting, ma poi realizza che – se il target sono certi ragazzotti americani figli della provincia piccolo-borghese – l’immedesimazione è garantita.
E allora tutto diventa più chiaro. E il presentimento che finisca per fungere da becero spot pro-esercito americano ad uso e consumo dei papabili nuovi volontari per le prossime fantastiche missioni in mezzo al pantano irakeno si fa più realistico, fotogramma dopo fotogramma.
Come quando la regia ricorre alle metafore sempliciotte, come quella del bambino “Beckam”, che familiarizzava con il nostro eroe – e forse era l’eccezione che conferma la regola dell’irakeno occhi bassi che ti accoltella alle spalle – però poi viene ritrovato morto e farcito di tritolo dai diabolici insurgents. Così il nostro impavido artificere-per-passione lo deve disinnescare infilandogli le mani nude nello stomaco, estraendo così – simbolicamente – tutte le convinzioni fanatiche e fondamentaliste di cui i cattivi barbuti maomettani lo avevano riempito.
Oppure la metafora dell’uomo irakeno obbligato a farsi uomo-bomba con la forza dai soliti invisibili alqaediani (provenienti, immagino, dal vicino pianeta alqaeda-centauri della costellazione di Iranio) , con la metafora terra-terra dei lucchetti d’acciaio che gli serrano la cintura mortale, a simboleggiare il condizionamento di paura e superstizione che rende nemici pericolosi anche i brav’uomini incatenandoli alla spirale di violenza, il tutto ovviamente sempre per mano degli invisibili diavoli di alqaeda-centauri.
E così tra una esplosione, un funambolico disinnesco di mortali suppostoni, e una maschia ed amichevole scazzottata tra commilitoni, passano i giorni degli astronauti-soldati sul pianeta Iraq. Il film è fedele nel mostrare la situazione incancrenita e lo stallo evidente in cui versano le operazioni, però finisce – non so quanto volontariamente – soltanto per suggerire che le cause risiederebbero nella scarsità di soldati veri, di quelli con i controcoglioni che le bombe se le mangiano a colazione pucciate nel latte. E allora che aspetti, caro ragazzotto americano che guardi il film? Non vedi che l’Esercito del Tuo Paese aspetta proprio te, che tralaltro fai punteggi pazzeschi quando giochi a Call Of Duty sulla Play? Vorrai mica finire a fare una vita grigia da bravo maritino che accompagna la mogliettina al supermercato?
Come possono aver premiato con l’Oscar un film che propone una morale così ottusa? E la pretesa “denuncia” anti-war dove risiederebbe? Forse nella premessa che dice che “la guerra è una droga”? Ma come, lo sanno tutti che i ragazzi sono irresistibilmente attratti dalla droga, quindi, altro che denuncia, si direbbe un’ottima esca!

Ma non vedono la regista e lo sceneggiatore che è proprio il loro racconto a fornire la vera spiegazione di tutto? Come fanno a non capire (e a non sottolineare, dando finalmente un senso al film) che la causa dello stallo risiede proprio nel fatto che non c’è un solo personaggio irakeno in tutto il film, che tutti gli irakeni sono visti come ombre, come misteriosi e muti alieni antropomorfi distanti anni luce?
Signora Bigelow, lei in alcune interviste ha spiegato che si tratta di un film di denuncia contro l’assurdità della guerra, ma , in qualche modo, il risultato finale ha finito per essere il contrario, ovvero uno spot pro-reclutamento.
Invece, mi creda, il vostro esercito non ha bisogno di altri artificeri pazzi. Nemmeno trovandone altri centomila cavereste il ragno dal buco. Avete bisogno di soldati molto più coraggiosi del biondino disinnescatore scafandrato: vi servono veri eroi che, ad esempio, riescano ad imparare l’arabo in sei mesi facendo a capirsi con la gente.

p.s.  – se questa recensione vi è sembrata troppo lunga, provate con questa.

1 Commento

Archiviato in Filmaggi

Una risposta a “The Hurt Locker: un inutile polpettone propagandista

  1. Roberto

    Ma ci saranno andati sulla luna? mah!!!
    Per quanto riguarda il film alla fine prevale il loro spirito di guerrafondai!!

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