Nuove tendenze/ il Mafia Style

Un dinamico manager italiano in viaggio d'affari all'estero

La crisi, sui media italiani, è argomento tabù. Si preferisce parlare di “ritardo nella ripresa”, ovvero: non stiamo affogando nella merda, è solo che ci stiamo mettendo più del previsto a venire a galla per respirare.
Però, insomma, la crisi la vediamo e la tocchiamo con mano tutti i giorni: calano i consumi, cala l’occupazione, l’industria manifatturiera è in gran parte morta o sopravvive solo grazie all’accanimento terapeutico, sale l’indebitamento delle famiglie, il precariato blocca lo sviluppo sociale, l’incertezza la fa da padrona, languono gli investimenti, e tante altre poco simpatiche cosette.

Però, ragazzi, c’è di che consolarsi: infatti, se è vero che l’economia ufficiale italiana langue devastata dalla crisi, quella non ufficiale se la cava benissimo. Anzi, direi di più: l’economia illegale, sommersa, nascosta, deliquenziale, mafiosa, camorrista eccetera eccetera sta vivendo un periodo, favoloso, b-e-l-l-i-s-s-i-m-o!

Proviamo ad analizzare nel dettaglio la situazione:

Il sistema economico italiano è stato danneggiato dalla globalizzazione e non ha saputo sfruttarne le opportunità a causa del nanismo delle sue piccole-medie imprese.
L’economia illegale, invece, si è globalizzata a tempo record, sfruttando benissimo le nuove opportunità. La Cina non era ancora nel WTO e faceva già borse di Vuitton false per i napoletani. Capirete che, quando si parte in vantaggio…
E, mentre i porti italiani soffrono di mancanza di competitività e perdono traffico e importanza come snodi logistici, la cocaina colombiana e l’eroina afghana continuano a trovare una efficentissima piattaforma logistica integrata permanente nel sud italia, con un sistema distributivo capillare che fa invidia alla Coca Cola Company, con volumi in forte crescita, grazie anche all’apertura di nuovi sbocchi.

Mentre le nostre migliori imprese delocalizzano e licenziano, le organizzazioni criminali nostrane si globalizzano e aprono succursali ovunque nel mondo, (anche grazie a proficue  joint venture con organizzazioni straniere)  riuscendo nel contempo ad aumentare i livelli occupazionali il Italia.
Inoltre, mentre le aziende regolari non riescono ad offrire opportunità di carriera adeguate ai giovani capaci e meritevoli, le mafie hanno saputo offrire nuovi ruoli che sorpassano la vecchia qualifica di “picciotto”: assumono esperti finanziari, consulenti, commercialisti, avvocati, fior di professionisti di ogni genere. (Per non parlare delle opportunità di carriera politica).
Mentre gli impreditori italiani onesti annaspano nel loro provincialismo, i delinquenti cavalcano sicuri la tigre della mondializzazione, generando fatturati e utili iperbolici.

Come se non bastasse,  l’economia legale soffre di un sistema burocratico inefficente e asfissiante, deve confrontarsi con un sistema fiscale iniquo e pesantissimo e, in caso di contenziosi, farà i conti con un sistema giudiziario lentissimo ed inefficente.
Invece le mafie hanno metodi spicci che ottimizzano le risorse, non pagano tasse (anzi, lucrano sugli appalti pubblici) e vantano il sistema giudiziario interno più rapido ed efficente del mondo (forse un po’ rude, ma non si puo’ avere tutto).

Mafia, Camorra, ‘Ndrangheta e compagnia sono aziende sane che vanno gonfie vele. Inoltre, creano un indotto non indifferente nel resto dell’economia sommersa: quando un mafioso spende, spende in nero, e spesso sono cifre rilevanti (la classica villona kitch è solo la punta dell’iceberg), consentendo alle imprese che lavorano per lui anche un bel risparmio fiscale.

Così, siccome l’economia legale è in calo e quella illegale è in costante e iperbolica ascesa, va da sè che l’attività di lobbying dei delinquenti è sempre più efficace rispetto a quella degli imprenditori onesti. E così si modificano sempre di più i rapporti di forza, aumenta l’insiediamento a la penetrazione nel territorio, nella politica e negli enti pubblici. Più cresce il peso economico, e più è facile farsi benedire, costruirsi un’immagine pulita, contare nel processo decisionale. Mentre gli altri perdono colpi, le mafie scalano posizioni al vertice.

In un sistema capitalista l’odore dei soldi conta solo finchè sono pochi. Avete fatto caso al fatto che ci scandalizziamo sempre meno delle infiltrazioni mafiose? Non sono loro che si stanno cambiando d’abito, siamo noi che abbiamo deciso che il loro abito non è poi così male.
E presto i soldi saranno talmente tanti che il mafia-style sarà l’ultimo grido! (tra i politici, si sa, riscuote già molto successo)

In conclusione, non preoccupatevi troppo della crisi: la parte migliore dell’Italia, quella moderna ed efficente, è florida e pienamente produttiva. Ed è pronta ad affrontare nuove sfide. Prima fra tutte, quella di piacervi.

Per approfondire, leggere ad esempio qui (ma la crescita è talmente veloce che l’articolo è già datato)

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