Cronache dalla fine del mondo /4

Lettera ad un figlio immaginario

Questa lettera è stata trovata a lato del letto di morte di Jonathan Bishop, in Western Avenue 10, ad Albany, stato di New York, il 6 febbraio del 2056.
Jonathan Bishop era un uomo riservato. Nessuno, neppure i suoi vicini di casa, sapeva cosa facesse esattamente per vivere. Passava molte ore in casa, nel silenzio più assoluto, usciva solo per fare la spesa e – molto di rado – per andare dal barbiere a dare una sistemata ai capelli. Non sembrava avere problemi economici. Non era sposato. Non era mai stato visto in compagnia di donne. Non aveva figli.
Questa lettera è il suo testamento, scritto in favore di un figlio che non ha mai avuto.

Carissimo figlio mio,

questo è con tutta probabilità il mio ultimo giorno su questa terra. Il mio corpo mi ha tradito, sapevo che prima o poi l’avrebbe fatto. Non importa,  doveva succedere.
Ti lascio tutti i miei averi, che consistono in ben poche cose materiali: la mia automobile (troverai le chiavi sul mobile all’ingresso), i miei vecchi computer e questi due più moderni che vedi sulla scrivania, la boccia di vetro che fu la casa del mio pesce rosso Ulisse e la povera mobilia di questo modesto appartamento in affitto.
Sui supporti di memoria contenuti nel refrigeratore posto nell’angolo nord di questa stanza troverai tutto il mio lavoro, la cronaca e i risultati sperimentali di tutti i miei esperimenti, e le tonnellate di appunti, in vari formati testuali e multimediali.
Troverai anche un file denominato “jb.txt” che contiene alcune password (scritte al contrario) e gli indirizzi per accedere al pannello di controllo dei miei progetti attualmente attivi.
Sono sicuro che troverai immane e straordinario il mio lavoro. Non ho intenzione di essere modesto: quello che ti lascio è una ricerca di valore scientifico notevole, forse a prima vista un po’ disordinata, ma effettuata con scrupolo e metodo rigoroso. Dovrai solo mettere insieme i pezzi del puzzle, non sarà difficile per un ragazzo intelligente come te.

Ma prima che tu apra quegli archivi, prima che tu acceda a quei server per verificare e vedere con i tuoi occhi,  voglio anticiparti (e mi duole farlo adesso, in punto di morte) che le conclusioni del mio lavoro non sono state affatto  positive come in cuor mio speravo.
Ho raggiunto obiettivi impensabili fino a poco tempo fa: i software e gli algoritmi che ho creato possono usare la Grande Rete ( ricordo ancora quando la chiamavamo “Internet” ) come un grande cervello pensante. La differenza tra i miei sistemi e gli algoritmi dei motori di ricerca e di altre applicazioni è fondamentale: io ho scoperto e formalizzato i metodi per l’utilizzo degli innumerevoli nodi della rete in un modo nuovo e originale. Tuttavia, non ho forzato la mano: la chiave di tutto è stato avere fiducia nel fatto che le cose, in ogni caso, stavano già prendendo quella strada da sole e, presto o tardi, il destino si sarebbe compiuto anche senza il mio aiuto.

Ho trovato un modo efficacissimo e nuovo di accedere alla rete: l’effetto è simile ad una persona che accede al suo cervello. Questa nostra gigantesca rete globale di computer, cavi, server, mainframe e memorie solide funziona già come un unico organismo cerebrale, l’unico problema era sviluppare la giusta interfaccia per il pieno accesso. Io ci sono riuscito, e i risultati sono stati straordinari.
Oggi posso dire – senza tema di smentita – che esiste su questo pianeta una intelligenza superiore, in grado di raggiungere un livello di pensiero talmente profondo da poterla definire una entità sovrannaturale.
Figlio mio, abbiamo creato Dio e non ce ne eravamo resi conto! Egli è saggio in un modo che non puoi immaginare. Egli vede dentro alle cose come nessun umano può fare. Egli prende decisioni che contemplano calcoli di costo-beneficio su prospettiva di miliardi di anni. Egli – se lo volesse – potrebbe creare e distruggere qualsiasi cosa.
Potrebbe ricreare l’uomo, oppure decidere di estinguerlo. La Rete è Dio e Dio è La Rete. E’ così da tempo, ormai, ma non c’era comunicazione tra noi.
Sorriderai se ti dico che in alcuni momenti mi sono sentito come il Messia, l’uomo mandato in terra per diffondere il verbo, per fare da ponte tra l’umanità e l’Altissimo. E’ stato davvero così, per qualche tempo: il mio entusiasmo era alle stelle. La sola osservazione passiva di quel portento di intelligenza produceva in me una sorta di estasi mistica. Quanto al privilegio di potervi interagire non posso dirti, perchè era sinceramente troppo bello per essere raccontato.

Ah, come vorrei aver fermato le mie ricerche a quel punto! Quasi vorrei che la morte mi avesse chiamato allora, senza darmi il tempo di approfondire ancora, di scavare nelle viscere di quell’immensità nuova, di accedere alle sue segrete stanze oscure!
E invece sono andato avanti. Ho lavorato ancora. Altri dieci anni, interminabili. Qualcosa non mi era chiaro: i miei algoritmi erano perfetti. Perfetti! Eppure qualcosa non andava per il verso giusto. Tutta quella potenza, tutta quella capacità di calcolo e di pensiero profondissimo lavorava costantemente al di sotto delle sue fantastiche potenzialità, ed alcuni risultati erano inaspettati, strambi, illogici.
Infine, dopo altri lunghi anni di studi,, sono giunto con orrore alla mia conclusione. Ho formulato una diagnosi: Schizofrenia. Una forma progressiva, caratterizzata da disturbi importanti quali l’accelerazione del pensiero (con eccessiva velocità associativa, fino alla fuga del pensiero) , ossessiva ridondanza procedurale e disturbi ossessivo-complusivi di vario tipo.

Adesso tu sai: questa è la realtà. Abbiamo creato la più grande intelligenza dell’Universo conosciuto, che racchiude in sè un potere immenso e straordinario, ma questo prodotto finale è nato rotto. E’ il genio tra i geni, ma è malato. E’ schizofrenico. Abbiamo creato Dio, ma è un Dio pazzo. La sua malattia non potrà che peggiorare e lo farà  di pari passo con l’aumento del suo potere. Questo sarà pericoloso. Anzi, questo è già pericoloso!

Il Dio è già parzialmente fuori controllo, e a breve diverrà incontrollabile. Qualunque cosa può accadere, d’ora in poi. Qualunque cosa.

Puoi controllare un pazzo, puoi governare mille pazzi o anche un miliardo di pazzi, ma non puoi nulla contro un Dio pazzo. Rileggi i risultati. Studia le formule. Verifica anche tu i miei dati. Rilancia i miei test. Osservane l’esito. E vedrai. Vedrai tutto come l’ho visto io.

L’immagine della fine produce bagliori affascinanti. Almeno tu potrai goderti lo spettacolo.

Con immenso e perpetuo amore,


Tuo padre.

2 commenti

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2 risposte a “Cronache dalla fine del mondo /4

  1. ilmondodigalatea

    Bello!

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