Sono talmente incazzato che non mi viene nemmeno un titolo

Il Paese è allo sfascio, e i politici esternano sul caso Morgan. La produzione scappa a gambe levate. Ci convertiremo nei servizi, si dice. Ma sappiamo tutti benissimo che, quanto a servizi, l’Italia ha sempre fatto schifo al cazzo.
E poi, servizi a chi? A cosa? Se la produzione non c’è più, da dove viene il denaro per far girare questo grande business di servizi? Piove?
Diceva L’Avvocato Agnelli che, da che mondo e mondo, la vera ricchezza si fa sempre in fabbrica alle sei del mattino. Oggi Marchionne precisa che sì, è proprio così, però in Brasile, in Polonia, in Cina e in altri posti. Non qui! Nemmeno se lo pagano. Forse nemmeno se gli stipendi li pagasse lo Stato. Nemmeno per sogno. Via a gambe levate.

Sergio Marchionne quando parla sembra un ragazzotto che si è accorto tutto ad un tratto di essere diventato adulto.
Uno che i genitori lo portano in vacanza in un posto lontano, lui guarda dal finestrino dell’aereo e, all’improvviso, realizza che il mondo è grande, vasto, vario e pieno di cose. E lui che cazzo ci sta a fare al paesello.
In soldoni (è proprio il caso di dirlo) in tutte le sue dichiarazioni dice una cosa sola: noi adesso siamo una multinazionale e Termini Imerese (ma anche le altre fabbriche italiane) è solo uno dei puntini sulla mappa. O una riga del nostro bilancio. Una riga che non ci piace, e quindi, se cancelliamo il vostro puntino, cancelliamo anche la riga del bilancio che non va.
Marchionne è uno che sta facendo di tutto per smettere di essere italiano. Non credo che lo faccia per esterofilia, anzi, probabilmente ama il posto dove è nato. Ma ha capito che, se vuole raggiungere i suoi obiettivi, stavolta la FIAT deve lavorare seriamente. E lavorare seriamente non è una cosa molto italiana. E soprattutto in italia costa troppo (ovvero: costa il giusto, che oggi come oggi è decisamente troppo).
L’Italianità però, certo, è un valore, e lui lo sa. Però ha anche capito che quello che gli stranieri amano dell’Italia non è l’Italia: è solo l’idea dell’Italia.
Quindi lui va via, che l’Italia con sè non ce la può portare, ma l’idea di Italia se la può portare dietro senza problemi, essendo cosa immateriale e immaginaria. Tutto quello che gli serve dell’Italia, in fondo, non sta in Italia.

Si chiama delocalizzazione della produzione, ed è una cosa semplice: se ti danno la possibilità di avere impunemente degli ottimi schiavi, perchè dovresti restare dove ti tocca trattare la forza lavoro in modo umano?
Lo fanno tutti, non è peccato. Quando a Genova i ragazzi hanno gridato di globalizzare prima i diritti e poi le merci, li hanno presi a mazzate. E la gente aveva paura del Black Bloc. Adesso avranno capito che il vero black bloc stava dentro al palazzo a discutere “le fantastiche opportunità della globalizzazione”? Eccole qua le opportunità. Divertenti, vero?

La cosa più brutta di questa fase post-industriale è che i nuovi poveri si vergognano di essere diventati poveri. E si nascondono. Ci sono un sacco di nuovi poveri che fanno finta di niente, magari non mangiano decentemente da un mese ma hanno preso l’iPhone.
E c’è un sacco di gente che vive dilapidando eridità secolari facendo finta di farcela benissimo con le proprie forze. C’è gente di cinquant’anni che chiede aiuto ai genitori per arrivare a fine mese. C’è gente sposata che non fa bambini perchè sennò dovrebbe rinunciare alle scarpe di Prada che comunque non potrebbe permettersi lo stesso, ma il negoziante è un amico e gliele sta pagando poco per volta.

Loro delocalizzano e noi ce ne lamentiamo, però fare gli operai non ci piace per niente. Perchè alla TV gli operai non li fanno mai vedere, nemmeno un operaio che faccia una cazzo di apparizione in un quiz. Anche nelle trasmissioni giornalistiche che parlano dei problemi degli operai ormai ci vanno le mogli degli operai a parlare, che almeno sono  un minimo più telegeniche.

Il Paese è allo sfascio e loro parlano di Morgan che si fuma la coca. Mentre qui il baratro piano piano sta diventando profondo, profondissimo, solo che ci teniamo una coperta sopra e ci spargiamo un po’ di foglie secche, che non si veda. E ci balliamo tutti intorno, a questo cazzo di baratro, continuando a riperterci che noi no, non siamo mica così scemi da caderci dentro, però ci avviciniamo.

Culturalmente, poi, dentro al baratro ci stiamo da un pezzo. Per non parlare della politica, che sarebbe quella cosa che consente alla gente, partecipandovi attivamente, di incidere sul processo decisionale. Invece adesso, al mio paese, c’è un tizio che quattro anni fa era stato al centro di uno scandalo che adesso si candida alle elezioni regionali e ha tappezzato la zona del collegio elettorale con infiniti manifesti con sopra il suo faccione. Ovunque, se giri l’occhio, c’è il suo faccione. E sicuramente sarà eletto, sicurissimamente. Perchè il faccione e l’investimento di capitale necessario al tappezzamento totale sono garanzie ottime e sufficenti, oltre ovviamente alla imprescindibile capacità di parlare e parlare senza dire un cazzo di niente e alla tessera del PdL.

Dicevo che Marchionne se ne va con le fabbriche sottobraccio. Certo, la sua opportunità l’ha avuta da una famiglia che ha creato un impero grazie all’Italia e non nonostante l’Italia. Ma quella è acqua passata: ormai è un uomo transnazionale, lui. Sicuramente starà pensando che l’Italia, vista dall’alto, è proprio buffa e piccolina. E magari, mentre guarda in basso, gli viene pure l’impulso di sputare.

3 commenti

Archiviato in Robapesante

3 risposte a “Sono talmente incazzato che non mi viene nemmeno un titolo

  1. Di questo tuo sfogo posso dire solo una cosa: è il mio pensiero o comunque è qualcosa di molto vicino al mio pensiero quando provo rabbia per come vanno le cose.
    saluti

  2. Roberto

    Quello di Morgan è uno di quei fatti che quitidianamente insieme ad altri fatti irrilevanti riempiono giornali e telegiornali facendoci perdere di vista quelli che sono i reali problemi del nostro sempre meno bel paese!!! Dici che l’ometto del tuo paese ha buone chance!!! Magari ne traiamo benefici dal suo insediamento!!!

  3. Roby, non parlo di chi pensi tu. E’ uno che ha tapezzato parecchio di più.😉

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