Siamo tutti Sentenza

Lo chiamavano Sentenza

Organizzazione tramite Facebook , coordinamento via sms, appuntamento al bar fico in passeggiata per l’aperitivo lungo, prosecuzione pub con birreria artigiana annessa a 50km di distanza, ingresso in discoteca (a 100km di distanza, arrivo ore 2.00) , uscita ore 6.30, cappuccino e brioches in pasticceria-sala-da-tè. Spesa totale 150 euro se bastano.
Oggi pare funzioni così, ma nel 1986 le nostre serate tra amici erano un po’ diverse da quelle dei ragazzi di oggi.
Consistevano tipicamente in:

Incontro al bar quando ciascuno ha per il cazzo di arrivare. Partitella a biliardo: ci giochiamo una spuma? Mezz’oretta a guardare fuori per sfottere la gente che passa. Provare a vedere se c’è quello che ci fa entrare gratis alla disco qua dietro. Se va male, ripiego a spasso a importunare le turiste. Chiusura serata seduti sul muretto di fronte al bar già chiuso.

E questo, cazzo, era sempre il momento migliore della serata. Seduto sul muretto, col culo quadrato e un principio di congelamento delle estremità, ognuno di noi dava il meglio di sè. Spettacolo puro. Perchè la noia totale , se affrontata da soli è una pessima cosa che genera cupa depressione; invece, affrontata in gruppo, costituisce una forma d’arte drammatica a sè stante.

Fatto sta, comunque, che al tempo, in qualunque compagnia che si rispettasse, c’era sempre qualcuno pronto ad assumere il ruolo di “Sentenza”.
In certe compagnie la parte di “Sentenza” la faceva sempre lo stesso ragazzo. In altre il ruolo era assunto a turno da diversi componenti, a seconda delle situazioni e degli stati d’animo dei partecipanti.
In ogni caso, nel momento topico del cazzeggio ozioso notturno sul muretto di fronte al bar, Sentenza era Sentenza e basta, indipendentemente dal fatto che fosse un professionista del ruolo oppure un interprete occasionale.
Chi aveva in animo di essere Sentenza, diventava Sentenza. Si immergeva nella parte anima e corpo, roba che neanche un De Niro o  Dustin Hoffman.

Il ruolo autoproclamato di Sentenza era semplice, e principalmente consisteva nello stare assolutamente zitto per buona parte del tempo. Solo al momento opportuno, con una scelta di tempo ponderata con cura maniacale, approfittando scaltramente di una pausa impercettibilmente più lunga nel chiacchericcio degli altri, il Sentenza di turno scoccava la sua freccia, che consisteva in una frase pomposa, in un motto risolutivo, in un proverbio inventato, in una drastica conclusione tagliata con l’accetta, la storpiatura di una citazione colta, un racconto iperbreve totalmente decontestualizzato o altro ancora. I risultato di ciò era sempre, inevitabilmente, l’esclamazione corale del gruppo, che sbottava all’unisono: “Ueeeeeeeè! Sentenzaaaaa!” , per poi sfumare in risate sguaiate ad libitum, tossire, sputare per terra e salutarsi per prendere ognuno la via di casa.

Ricordo che una volta uno dei massimi interpreti viventi del ruolo di Sentenza approfittò di una brevissima pausa nel mezzo di una accesa discussione su questioni sentimentali relative alle ragazze che bazzicavano in compagnia per declamare la seguente frase:  “Io con lei ci sto bene. Quando ci vediamo, stiamo un po’ zitti insieme, e poi ognuno a casa sua”.
Inutile dire che provocò un urlo di “Ueeeeeeè! Sentenzaaaaaaaaaaaaaa!!!!!” lungo un quarto d’ora.

Ora tutta questa manfrina solo per dire che, ogni volta che vedo come la gente usa Twitter, i messaggi di stato di Facebook, e a volte anche i blog, mi viene una irresistibile voglia di gridare “Ueeeeeeè! Sentenzaaaaaaaaaaaaaa!!!!!” e di prenderli per il culo.

2 commenti

Archiviato in Brevinevrosi

2 risposte a “Siamo tutti Sentenza

  1. Anonimo

    bel pezzo…
    i social network fanno espandere le nostre conoscenza in orizzontale senza mai scendere in profondità nel rapporto con qualcuno, in una apparente rete di amicizia molto simile alla solitudine.
    c vorrebbe più vita da bar e meno al pc!!

  2. @ Anonimo: Ueeeeèèè Sentenzaaaaaaaaaaa!!

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