Il criptocomunista

Se permettete, mi presento: sono un Comunista bruttissimo e cattivissimo. Mangio tre bambini per pranzo e uno (preferibilmente femminuccia) per cena, perchè voglio stare leggero. Sono convinto assertore dell’abolizione della proprietà privata, anche tramite rivoluzioni proletarie, ma di quelle vere, quelle che mettono i ricchi nelle fosse comuni e morta lì. Sono anche un fan della Ghigliottina, uno strumento di annientamento delle classi privilegiate di cui si è purtroppo smarrito l’uso nel tempo. Come molti comunisti, sono anche un sognatore: immagino una vita in grandi case comuni dove si lavora (poco) e si tromba con chi capita (molto), dividendo tutto in parti uguali. Ho provato anche a pensare di diventare capitalista, e ho scoperto che mi riesce bene: se mi impegno sul lavoro sono capace di fare molti soldi. Il fatto è che arricchirmi a danno degli altri non lo trovo entusiasmante, per niente. Attualmente vivo in incognito: mi impegno a passare inosservato. Annuso l’aria. Non ci sono le condizioni per essere me stesso.

Sto in campana. La storia mi darà ragione: il sistema di vita che è stato adottato dalla maggior parte delle persone in questi ultimi anni è decisamente perdente, prima o poi capiranno dove si stanno andando a cacciare. La felicità non è nelle merci. Certo , possiedo molte merci anch’io, ma fondamentalmente ne disprezzo l’uso feticistico che ne fa la maggior parte delle persone, e comunque sarei disposto a rinunciare alla maggior parte di esse in cambio di un nuovo inizio comune, di una vita più essenziale in un mondo di totale giustizia sociale.

Be’, farei meglio a smetterla di chiamarli persone, quelli lì fuori, perchè è una sopravvalutazione: rivestono il ruolo di consumatori e niente più, avendo perso ormai ogni dignità umana. Io non mi sento affatto migliore degli altri, anzi. Forse è proprio il mio costante stato depressivo a farmi vedere le cose con maggiore lucidità, nel senso che non me ne importa un fico secco di essere accettato, di omologarmi per sentirmi meno solo eccetera eccetera. Sono un comunista perchè ho toccato il fondo e ho visto l’essenza delle cose. Sono, nel profondo, un comunista brutto e cattivo, ma tutte le mattine metto su la mia mascherina col sorriso e mi incammino al lavoro, celando il mio segreto.

Penso che la maggior parte delle persone si troverebbe molto bene nel tipo di società comunista che ho in mente. Quelli che si troverebbero male sono quelli che oggi sono considerati i vincenti. Di fatto, nel mio sogno, c’è una grande inversione: gli ultimi sarebbero i primi, e viceversa. A pensare che lo disse anche Gesù Cristo fa impressione. E si capisce perchè lo hanno crocifisso.

Anche quella storia del cammello e della cruna. (che poi dovrebbe essere stato un grossolano errore di traduzione: pare non si trattasse di un cammello, ma di una grossa corda utilizzata per legare le navi).  Comunque, il ricco che va all’inferno e il regno dei cieli che è dei poveri. Forse intendeva dire che i poveri, se vivessero insieme, condividendo tutto, senza lasciare alcuna libertà d’azione ai furbi che bramano ricchezza, creerebbero un mondo paradisiaco, piacevole, allegro, vivo, gratificante.

Perchè in fondo, quello che ci interessa, è l’accettazione, l’inclusione nel mondo insieme agli altri. Possiamo averne un simulacro, facendoci ammirare e invidiare grazie al possesso di merci e di denaro. Ma vivendo in una società di cuori aperti e generosi, pronti a condividere tutto con gli altri, possiamo avere ben di più.

Sta di fatto che il marketing è più potente di qualsiasi forza politica e militare oggi. Sta di fatto che il mondo è governato da un tipo di persone che è dotata di scarso pensiero profondo e di molta fiducia in sè stessi: questo tipo di persona è un fattore devastante per l’umanità. Gli egoisti patologici sono chiamati vincenti, uomini di successo, esempi da imitare. Invece, in realtà, essi sono il difetto principale, sono la rotella rotta, l’ingranaggio che si inceppa.

E’ davvero un mondo che va al contrario. Non cerchiamo più di essere felici, ma solo di creare un’immagine esterna di noi che appaia felice. E’ una schiavitù. Io mi ribello, ma in silenzio. Perchè sono vigliacco. Un comunista vigliacco non va da nessuna parte, non combina niente, e vive inutilmente.

La consapevolezza di vivere inutilmente ogni tanto mi terrorizza. Ma tutto sommato non mi sorprende più di tanto: frequentemente penso ai miliardi di persone che, nella storia, hanno vissuto una vita totalmente inutile. Credo siano stati la maggioranza. Nessuno si ricorda mai di loro. Spero che nessuno si accorga di me.

p.s. – a volte scrivo per il puro piacere di scrivere. Chi vuole, analizzi la forma, non la sostanza.

3 commenti

Archiviato in Robapesante

3 risposte a “Il criptocomunista

  1. blepiro

    E invece è un gran bel post (tranne la chiusa rinunciataria finale ah ah).

    Mi viene in mente Gaber:
    “Io, se fossi Dio, mi ritirerei in campagna/ come ho fatto io…”

  2. bella questa autoanalisi, mi ci sono trovato bene (a parte Gesù…)

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