Designer Outlet Serravalle: la non-città dello shopping

Non sappiamo più progettare e fondare le città per viverci, però vengono fondate le città dello shopping.
Il Designer Outlet Serravalle è una città costruita ex novo, di sana pianta, tendando di ricreare (vagamente ed inutilmente) l’atmosfera dei nostri borghi antichi e delle nostre città d’arte. Operazione quantomai vana e sciocca, quella di fondare una finta città italiana in Italia, ma tant’è, la gente accorre in questo finto borgo fatto come una scenografia cinematografica, con le case che hanno il piano terra adibito a negozio, ed il piano primo finto. Continua a leggere “Designer Outlet Serravalle: la non-città dello shopping”

Glamour giudiziario

Dopo diverse visite, ormai posso affermare senza tema di smentita che il tribunale di [Omissis…] è un posto pieno di belle e procaci avvocatesse e di brutti e grigi avvocati. E’ così per tutti i tribunali d’Italia?
L’avvocatessa è un genere che mi solletica alquanto. Donna emancipata per antonomasia, si confronta con i molti colleghi uomini, che ostentano la loro indolenza da scafati del mestiere, tendando inutilmente di mascherare un passato da studenti secchioni e sfigatelli.
E’ chiaro che l’Avvocatessa cerca qualcosa in più. La frustrazione è chiaramente espressa dal reggiseno di pizzo che fa capolino tra i due bottoni tesi della camicia, dall’abbronzatura scientifica, dal capello sciolto ondeggiante.
Passa davanti allo stuolo di colleghi uomini con sentimento contrastante: il suo lato professionale è deferente e rispettoso, il suo lato umano li schifa alla grande.
Lei sogna un collega con il cervello di un principe del foro e il testosterone di un boscaiolo. Impossibile.

Tutti pazzi per… tua sorella!

Non lo sopporto più. Le frasi che iniziano con “Tutti pazzi per…” hanno rotto sonoramente le palle. E’ tutta l’estate che non si vede altro che slogan con l’odioso incipit, articoli di giornale che lo usano nel titolo, brochure pubblicitarie improbabili tipo “tutti pazzi per…le idropulitrici McJohnson!” …

“Tutti pazzi per le superofferte del BricoCenter”, recita un cartelletto posto proprio di fronte al baretto dove sto pranzando. In Italia il format della Endemol “Children of television” è stato tradotto in “Tutti pazzi per la tele”.
Odio. Mi genera odio purissimo.

Odio questo modo di approcciare il pubblico.

1) Pazzo ci sarai te.

2) Siccome non hai migliori argomenti, cerchi di indurmi ad un allentamento delle mie capacità di raziocinio tramite una euforia indotta con l’allegra “pazzia” collettiva per. Fottiti. Fanculo. Stronzo.

Il successo dell’odiosissimo e abusatissimo “Tutti pazzi per…” potrebbe essere dovuto alla crisi. Se i soldi ci sono, si trovano buone strategie pubblicitarie per farli cacciare fuori alla gente. Se i soldi non ci sono più, non resta che far appello alla follia pura, all’euforia irrazionale che porta all’acquisto dell’impulso, assolutamente non ragionato. E poi, dopo il “Tutti pazzi per…”, viene automaticamente il “Tutti pentiti di aver…”. Ma chissenefrega.

“Tutti pazzi per…” va bene per qualsiasi cosa. “Tutti pazzi per… mangiare la cacca!” , suona perfettamente logico. Il tutti-pazzi-per sdogana qualsiasi cosa. “Tutti pazzi per un calcio nelle palle!”, notate come suona bene?
Va bene tutto, anche essere sodomizzati da un orango. Un bel tutti-pazzi-per e passa la paura.

“Moriremo tutti. Cantando”. Diceva un mio amico che aveva il dono della sintesi. Tutti pazzi per il mio amico, daiiiii!!!!

Internet: una promessa non mantenuta?

Il grande equivoco è credere che internet annulli le distanze tra le persone. In realtà, a pensarci bene, è chiaro a tutti che non è così: internet permette semplicemente di connettere persone che comunque rimangono distanti.

Ho amato e osannato Giancarlo Livraghi quando scrisse il suo celeberrimo “L’anima e il corpo. Conoscersi in rete“. Oggi penso ancora che quello che diceva Livraghi sia assolutamente vero. Ma è solo una visione parziale: Livraghi dimenticava (forse volutamente, in quel momento idilliaco in cui tutti eravamo in luna di miele col world wide web) di analizzare i possibili lati negativi della faccenda. Continua a leggere “Internet: una promessa non mantenuta?”

Magra consolazione

Meno male che c’è qualcuno che si sente esattamente come mi sento io.

Poiché per me la sua luce è terribile e la sua bellezza immortale mi estenua, dove sto, Italia, è un luogo che ho disimparato ad amare. Cieco tra ciechi mi muovo come le immagini note agli scrittori, e che ormai mi sfiancano: un felino in attesa dell’assalto, proprio o dell’animale avversario; una talpa che rientra con cautela nel terriccio smosso e umido della tana, sporgendo il muso nero e lucido; una blatta inconsapevole che percorre il cono d’ombra proiettato dalla suola di scarpa che grava da sopra, prima dello schiacciamento, del luccichio finale dell’esoderma. Sono un mammifero esausto nella luce terribile italiana.

Da “Italia De Profundis” – di Giuseppe Genna

Cronache dalla fine del mondo/1

Da tempo ho un’idea fissa: scrivere una raccolta di racconti apocalittici. In pratica una serie di brevi cronache che, partendo da situazioni e avvenimenti immaginari, completamente differenti l’uno dall’altro, abbiano in comune una sola cosa: l’epilogo degli epiloghi, ovvero, la FINE DEL MONDO.

Inizio oggi pubblicando un vecchio racconto di fantascienza, scritto tempo fa. Questo per focalizzare l’atmosfera, poi a breve potrei anche iniziare a scriverne di nuovi e a pubblicarli qui sul blog. (Sempre che l’ignavia e l’indolenza che mi perseguitano non abbiano per l’ennesima volta la meglio sulla mia determinazione, eh.) Continua a leggere “Cronache dalla fine del mondo/1”

Anche la prudenza puo’ essere troppa

Quando ho iniziato ad essere così prudente? L’eccesso di timore per le conseguenze di ogni singola azione è distruttivo, invalidante.
Comunque oggi, nonostante le pochissime ore di sonno(*) non è andata malissimo: me la sono cavata. Temevo di essere stato irritante e un po’ violento con F. ieri sera, invece stamattina mi ha sorriso come sorride chi ti vuole bene. O forse è tutta una sega mentale mia, forse lei sorride sempre allo stesso modo e io invento differenze e sfumature. Oppure è vero il dubbio che mi è balenato nel cervello in quel momento: sarà forse che lei mi preferirebbe un po’ più stronzo?
In ogni caso ho pur sempre la mia empatia patologica, nel senso che se mi concentro riesco a captare distintamente gli stati d’animo di chi mi è vicino. Ultimamente però non metto più bene a frutto questa specie di dote, anzi, tendo a sperimentare solo i lati negativi della faccenda. E’ come un’arma a doppio taglio: puo’ darti grandi vantaggi oppure crearti enormi problemi.  Devo assolutamente sforzarmi di tornare a sfruttare proficuamente questa strana cosa, ma il vero problema è sempre il solito: trovare un valido motivo per mettere dell’impegno nelle cose che faccio.

(*) Le poche ore di sonno sono dovute al fatto che ho voluto vedere fino alla fine “Il curioso caso di Benjamin Button“. Buon film, storia piacevole e attori in stato di grazia. Però Brad Pitt mi irrita sempre un po’ con quel suo sguardo che sembra dire “Potrei anche stare zitto e farei bella figura lo stesso”. Che poi è vero, quindi fanculo, bastardo.